Coldiretti a Cernobbio porta i terremotati che non si arrendono: le storie

14 ottobre 2016 ore 13:21, Luca Lippi
Cernobbio e Villa D’Este diventano la celebrazione del dolore, ma un dolore composto, dignitoso, fiero e soprattutto non caritatevole. 
Sì, perché la gente dei luoghi del sisma del centro Italia non è gente come tutti gli altri, sono persone con le mani ruvide, persone che al mattino mettono i piedi nelle scarpe ancora calde della sera prima.
Coldiretti a Cernobbio nella quindicesima edizione del forum dell’agricoltura, a 50 giorni dal sisma del 24 agosto racconta le storie di alcuni agricoltori e produttori che non hanno tempo per piangere, devono accudire il bestiame e soprattutto continuarea produrre per sopravvivere e ricostruire una vita.

Le storie:
Ecco che nei saloni di Cernobbio si incontra la storia di Rinaldo D’Alessio storico produttore della mortadella di Campotosto e del Pecorino Amatriciano, ha subito diversi danni alle stalle, ma continua a prodigarsi ritirando la maggior parte del latte ovino degli allevamenti colpiti dal sisma per continuare la produzione del noto formaggio, una sorta di rianimatore del polmone produttivo che garantisce la continuità delle attività per tutta la comunità colpita.

Coldiretti a Cernobbio porta i terremotati che non si arrendono: le storie

E’ la stessa Coldiretti a investire e mettere immagine e denaro sotto le macerie del terremoto per sostenere tutti coloro che a fatica si stanno rialzando combattendo anche contro i danni indiretti causati dal sisma ossia il crollo delle vendite per la ”fuga” dalle zone terremotate dei turisti che abitualmente frequentavano quei meravigliosi territori.
A Villa D’Este c’è la storia di Enrico Foglietti e la moglie Cristina producono a Norcia succhi e marmellate biologiche, ma il sisma ha danneggiato il laboratorio di trasformazione, con la perdita di metà delle produzioni e lesionato gravemente la loro casa, rendendola inagibile tanto da costringerli ad andare a vivere in roulotte e tenda. La coppia non si è però data per vinta e, seppur con grande difficoltà, è riuscita a risollevarsi. 
Sempre dalla kermesse sul lago di Como c’è anche la storia di  Antonio Scialanga, un giovanissimo produttore di fragole e di frutti di bosco di Amatrice, ha avuto seri problemi con il pozzo e i danni alla falda dell’acqua che gli serviva per irrigare i piccoli frutti, ma con l’aiuto della sua compagna e soprattutto della sua tenacia in meno di una settimana è riuscito a rialzarsi e non perdere il raccolto. 
Per rimanere nel cratere c’è la storia di Rita Santi di Accumoli che ha visto letteralmente crollare il laboratorio di trasformazione e il forno in cui cuoceva le sue golosità il giorno stesso del sisma e pur di continuare a produrre i suoi biscotti si è messa con grande determinazione in cerca di un altro forno, trovandolo e riuscendo a far ripartire l’attività.
Tutti con le maniche all’insù a togliere la polvere di calcinaccio e riprendere a lavorare, come Alessandro Salvatori e la moglie Ilaria che hanno avuto ingenti danni strutturali al capannone dei legumi e cereali ma, superati i primi momenti di sconforto, si sono rimboccati le maniche ed hanno continuato il loro lavoro. 
Coldiretti prosegue con la lista dei coraggiosi, e parla di Ernesto Tiberi e della moglie Simona il loro danno riguarda il crollo delle presenze nel loro agriturismo: dal giorno del terremoto non hanno più ricevuto prenotazioni. Giovanni Angeli di Macerata, ha avuto casa, stalla e fienile lesionati dal terremoto, ma gli effetti del sisma si sono fatti sentire anche sulle mucche e sulle pecore allevate, con la diminuzione delle quantità di latte e il conseguente calo della produzione di formaggi, primo tra tutti il pecorino dei Sibillini vero vanto dell’azienda. 
In conclusione, la quindicesima edizione del forum di cernobbio è una celebrazione, giusta, doverosa, assai più utile (sotto certi aspetti) della fredda dazione di denaro.

autore / Luca Lippi
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