'Silenzio assenso' Ue, via libera all'etichetta per il latte 'made in Italy'

14 ottobre 2016 ore 15:52, Luca Lippi
Da Cernobbio la Coldiretti aveva sottolineato che non essendo arrivate obiezioni dalla Ue alla richiesta italiana di rendere obbligatoria l'indicazione di origine per il latte e i prodotti lattiero-caseari la normativa, allo scadere del 3 mesi di silenzio assenso entrava in vigore . 
Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, ha dichiarato: "Con l'etichettatura di origine si dice finalmente basta all'inganno del falso Made in Italy, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero; ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta". 
Il provvedimento era stato annunciato dal premier Matteo Renzi e dal ministro delle politiche agricole Maurizio Martina in occasione della Giornata nazionale del latte italiano a Milano organizzata da Coldiretti.
Coldiretti aveva osservato che  "Il via libera comunitario  risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani, che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle Politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l'etichetta riporti il Paese d'origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione". 
Il provvedimento riguarda l'indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con: "paese di mungitura, nome del paese nel quale è stato munto il latte, paese di condizionamento, nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato, paese di trasformazione, nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato". 
Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l'indicazione di origine può essere assolta con la dicitura: "origine del latte: nome del paese". 
Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell'Unione europea, possono essere utilizzate le diciture: "miscela di latte di Paesi UE" per la mungitura, "latte condizionato in Paesi UE" per il condizionamento, "latte trasformato in Paesi UE" per la trasformazione. 
Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell'Unione Europea, si usano le diciture: "miscela di latte di Paesi non UE" per la mungitura, "latte condizionato in Paesi non UE" per il condizionamento, "latte trasformato in Paesi non UE" per la trasformazione. 
Coldiretti conclude che l' entrata in vigore e fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi  "auspicabilmente dal primo gennaio 2017 come è stato previsto per un testo analogo in Francia".

'Silenzio assenso' Ue, via libera all'etichetta per il latte 'made in Italy'

La Commissione europea sarebbe pronta a dare il via libera, tramite la procedura detta del 'silenzio-assenso', alla richiesta italiana di applicare un'etichetta con indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari. E' quanto risulta all'Ansa dalle informazioni raccolte da diverse fonti Ue vicine al dossier. 
Il via libera dovrebbe arrivare anche per la Lituania, che ha presentato un'analoga notifica negli stessi tempi dell'Italia. Se, come sembra, entro il 14 ottobre Bruxelles non solleverà obiezioni l'Italia potrà condurre una sperimentazione della durata di due anni su un'etichetta di origine obbligatoria su latte, burro, yogurt e formaggi prodotti sul territorio nazionale.
L'Italia è stato il secondo paese europeo, dopo la Francia, a notificare a Bruxelles uno schema di decreto che prevede una sperimentazione per due anni di un'etichetta di origine obbligatoria per il latte, e il latte usato come ingrediente negli alimenti prodotti sul territorio nazionale. 
Nonostante la Commissione Ue si sia sempre pronunciata a favore di un'etichettatura di origine su base volontaria e contro l'indicazione obbligatoria, Parigi ha ricevuto il via libera da Bruxelles all'inizio di luglio. 
La decisione ha fatto riaffiorare la spaccatura, già emersa prima del 2011 nel dibattito sul regolamento per l'etichetta europea, tra i paesi favorevoli e quelli contrari alla misura. 
Tensioni tornate ad emergere sia in un dibattito nel comitato per la catena alimentare (Paff) a metà settembre, sia nella discussione tenuta dai ministri sul tema durante il Consiglio agricoltura del 10 ottobre. 
La decisione finale, però, spetta alla Commissione che, a quanto sembra, avrebbe deciso per il disco verde al decreto italiano. 
A mezzanotte l’ok formale.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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