Più farmaci online, meno furti in ospedale: il pericolo resta la contraffazione

14 ottobre 2016 ore 18:11, Micaela Del Monte
Ormai online si trova di tutto, anche i farmaci. Occhio però, perché alcuni di quelli reperibili in rete non sono garantiti al 100%. Sono sempre di più però i Paesi europei che "fanno la spesa" su internet e oltre un quarto degli internauti italiani usa la rete per acquistare i farmaci. E si tratta della percentuale più alta all'interno di un campione di 4 Stati europei. Sono i risultati di un'indagine condotta in Spagna, Portogallo, Gran Bretagna e appunto nel nostro Paese, presentata da Claudio Barbaranelli, della 'Sapienza' Università di Roma, alla Conferenza internazionale del progetto europeo 'Fakeshare II', coordinato dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e co-finanziato dal programma 'Prevenzione e lotta contro la criminalità' della Commissione europea.

Più farmaci online, meno furti in ospedale: il pericolo resta la contraffazione
L'indagine è stata eseguita su 1.000 utilizzatori del web per ogni Paese coinvolto, fra il 2015 e il 2016, con l'obiettivo di indagare le variabili psico-sociali che determinano l'acquisto di farmaci su questo canale. La percentuale di intervistati che ha risposto di acquistare farmaci online varia dal 9% della Spagna al 26% dell'Italia. Che in termini di popolazione generale, e non solo di internauti, spiega all'Adnkronos Salute Domenico Di Giorgio, direttore dell'Ufficio qualità dei prodotti e contraffazione dell'Aifa, "corrisponde a circa il 6-7% degli italiani che acquista medicinali on line, un numero in aumento, dato che solo qualche anno fa era dell'1%".

In tutti i Paesi, i prodotti comprati su internet sono soprattutto quelli per la perdita di peso, per trattare l'influenza e per smettere di fumare. All'interno delle attività di e-commerce in generale, la fetta riservata ai medicinali varia dal 4% della Spagna al 18% del Regno Unito. La percentuale di prodotti contro la disfunzione erettile risulta marginale in Spagna e Portogallo, più alta in Italia e in Gb. L'acquisto online attraverso social network, soprattutto Facebook, è limitato a una percentuale che varia dall'1% della Spagna al 3,5% dell'Italia, che vanta anche in questo caso la percentuale maggiore nel campione. E nel nostro Paese risulta fra l'altro in aumento l'atteggiamento positivo nei confronti di questa abitudine, che invece è in calo (1%) in Spagna.

L'indagine comunque segnala che le probabilità che i cittadini acquistino davvero in negozi virtuali i farmaci sono sostanzialmente basse: dal 6% del Portogallo al 13% dell'Italia. Fra gli elementi che spingono a farlo, aver già eseguito acquisti di medicinali online nel passato, la percezione di sicurezza e in generale un atteggiamento positivo nei confronti dell'acquisto online. In conclusione, evidenziano gli autori dell'indagine, l'abitudine di servirsi di internet per approvvigionarsi di medicinali è un comportamento guidato da convinzioni razionali che possono essere modificate, non da istinti irrazionali. Servono dunque campagne di sensibilizzazione su differenti media, che segnalino la pericolosità di questa scelta.

Se aumentano gli "smerci" online è anche vero che diminuiscono sempre più i furti di farmaci. Secondo i data base dell’agenzia di sicurezza dei trasporti europei, in Italia, nel 2013 contenevano farmaci il 20% dei camion rubati, nel 2015 la percentuale di furti si è fermata al 3%. Negli ospedali si è passati dalle 5-6 segnalazioni al mese nel 2013 a nessuna tra maggio 2014 e dicembre 2015. I furti di farmaci sono stati registrati soprattutto in Campania (62 casi), in Lombardia (29), in Puglia (27), nel Lazio (34) e in Sicilia (7).  Se questo aspetto è in qualche modo sotto controllo altri canali meno misurabili, che passano soprattutto per il web, iniziano ad essere rilevanti.
I dati emersi da uno uno studio condotto in Gran Bretagna, Italia, Spagna e Portogallo che ha fotografato le abitudini di mille persone per ogni paese, il 26% degli italiani ha acquistato almeno un farmaco on line, una percentuale superiore a quella degli altri Paesi. Nel 3,5% dei casi sono i social network il canale attraverso cui si arriva al farmaco illegale. I più gettonati sono i farmaci per dimagrire per curare l’influenza e smettere di fumare.
 
“Grazie all’attività di controllo che abbiamo attivato c’è stato un effetto positivo – ha precisato Domenico Di Giorgio, direttore Ufficio Qualità e Contraffazione dell’Aifa – i furti negli ospedali si sono bloccati. Adesso sono ripartiti con numeri molto piccoli, perché big crime ha trovato maniere per riorganizzarsi in canali differenti da quelli che abbiamo chiuso, extra Ue per esempio, o si è dedicata a prodotti rivendibili direttamente nel mercato nero del territorio. Però abbiamo eradicato quel fenomeno strutturato che aveva portato a numeri enormi nel 2012-2013. Le organizzazioni criminali si dedicano oggi ad altri tipi di furti e falsificazioni, ha poi aggiunto Di Giorgio: “il bene farmaco ha un enorme valore, soprattutto non è più un argomento specialistico da quando sulla stampa generalista si parla molto di più di alcuni tipi di farmaci. Questo ha generato una domanda pubblica che fomenta un mercato nero molto più difficile da controllare. Come è difficile controllare gli steroidi che vanno nelle palestre è altrettanto difficile trovare del Sovaldi rubato in un ospedale che viene piazzato non sui canali internet monitorati, ma direttamente sui social network magari per contatti personali”.
 
Ma quali sono i farmaci che fanno più gola alla criminalità? Sicuramente quelli contro l’epatite C, ha aggiunto Di Giorgio, che si possono vendere nel mercato nero italiano senza dover passare per i canali ormai bloccati grazie al contrasto al parallel trade. “Ormai gli operatori sono allertati e ci segnalano le anomalie. E questo sistema al quale hanno già aderito Spagna, Portogallo e Regno Unito si sta estendendo ora anche ad altri Paesi europei”.
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