L'Italia 'sommersa' e illegale cresce: il peso sul Pil di 5 miliardi in più all'anno

14 ottobre 2016 ore 16:26, Lucia Bigozzi
Il “nero” vale 211 miliardi. Euro tintinnanti. E’ l’ultimo dato in ordine temporale sull’economia sommersa che “sforna” l’Istat. Nel gergo degli addetti ai lavori si chiama “economia non osservata” ma il concetto di fondo è sempre lo stesso. Il dato Istat monitora l’andamento del 2014 da quel blocco economico che non si vede e che deriva da attività illegali. Tanto per avere un’idea, 211 miliardi di euro sono pari al 13,0% del Pil e l’Istituto rileva anche che nel 2011 l’incidenza sul prodotto interno lordo era inferiore, ovvero pari al 12,4% per un corrispettivo di 203 miliardi. Dati in aumento anche rispetto al 2013 e le rilevazioni Istat evidenziano che in un anno c’è stato un aumento vicino ai 5 miliardi di euro: roba “pesante”.

Quali “voci” compongono questa poco edificante situazione? L’Istat certifica che nell’anno di riferimento (2014) il 46,9 per cento del sommerso deriva da una parziale evasione fiscale da parte degli operatori economici che, in sostanza, dichiarano meno di quanto percepiscono; mentre la parte restante è originata dal lavoro al nero (36,5%) e da altre ‘voci’ che vanno a completare l’8,6%. I settori più a rischio da questo punto di vista sono i trasporti, le attività di ristorazione e ricezione dei turisti e l’ambito delle costruzioni. Infine, secondo l’Istat, la componente relativa al valore aggiunto che si origina nel mare magnum del lavoro in nero o irregolare è considerevole nel settore che viene denominato con la tipologia ‘Altri Servizi’ alle persone: dal lavoro domestico, all’assistenza domiciliare. Stesso trend anche nelle attività lavorative che riguardano il comparto agricoltura e pesca. 

L'Italia 'sommersa' e illegale cresce: il peso sul Pil di 5 miliardi in più all'anno
 

autore / Lucia Bigozzi
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