Bevilacqua, il non-conformista sgradito all’intellighentia e alla fauna salottiera

14 settembre 2013 ore 11:09, intelligo
Bevilacqua, il non-conformista sgradito all’intellighentia e alla fauna salottiera
di Mario Bernardi Guardi. Consentiteci di essere brutali. I lacrimevoli coccodrilli in morte di Alberto Bevilacqua - conditi da un po’ di gossip, da qualche “vorrei dir tutto ma non posso” e magari da qualche tardivo e ipocrita esercizio di ammirazione - non ci piacciono.
Mentre ci sarebbe piaciuto veder nero su bianco una verità che invece è stata ignorata o sussurrata a mezza bocca: Alberto Bevilacqua, grande narratore schietto e sensuale, evocatore di una Parma carnale e magica, esploratore curioso e complice di ogni possibile umano abisso; Alberto Bevilacqua raffinato eppure nazionalpopolare e amatissimo dai suoi lettori, stava sulle scatole agli intellettuali perché non apparteneva né alla sinistra ortodossa, né a quella eterodossa, né alla fauna salottiera radicalchic, ma solo, usiamo un’espressione che ci viene qui e adesso, immediata e “ingenua”, alle sue “nuvole”. Inquiete nuvole sentimentali, impolitici vapori libertari, contraddittorie suggestioni dove la Parma “rossa” e quella “nera” si fecondavano scontrandosi. Bevilacqua ci soffriva del fatto che la critica “che conta” lo guardasse dall’alto in basso come uno che, sì, qualche idea-immagine ce l’ha, non scrive male e i suoi romanzi li vende, ma non avrà mai diritto di accesso ai piani alti della letteratura. Bevilacqua ci soffriva e sbagliava: avrebbe dovuto esser fiero di quei residui di spirito libero che lo rendevano sgradito all’”intellighentsia”. Abbiamo detto “residui”, perché anche lui aveva qualcosa di cui vergognarsi. Una su tutte: nel giugno del 1971 era stato uno degli ottocento intellettuali che avevano sottoscritto il “manifesto” dell’”Espresso” contro Calabresi, una vera e propria condanna al linciaggio morale, che qualcuno interpretò come sentenza di morte. Eseguita. Tra gli ottocento c’era anche Bevilacqua: evidentemente gli era mancato il coraggio di dir “no”. Bene, il fatto di essere stati in tanti (e andatevi a rileggere gli illustri nomi, se avete voglia di “indignarvi” davvero) è una scusante? C’è chi poi l’ha pensato, c’è chi in seguito si è scusato del sanguinoso abbaglio. Non sappiamo se l’abbia fatto anche Bevilacqua. A parte questo, come scrittore, come uomo, come vero padano, dunque vero italiano (non “italiano vero” alla Cutugno, con lacrime pertinian-partigiane incorporate) e come non-conformista il nostro ricordo/rimpianto lo merita.
autore / intelligo
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