D'Alema vs Renzi, il Pd al centro: "Il partito sta deperendo"

14 settembre 2015, Americo Mascarucci
D'Alema vs Renzi, il Pd al centro: 'Il partito sta deperendo'
Che Massimo D’Alema non amasse Matteo Renzi non è certo una novità, sin da quando l’allora sindaco di Firenze si faceva largo nel Partito Democratico menando fendenti contro la vecchia nomenclatura ex comunista di cui “baffino d’acciaio” (soprannome che i giornalisti hanno spesso affibbiato all’ex segretario dei Ds) era sicuramente il massimo rappresentante

E oggi D’Alema, dopo essere stato indicato per anni come il simbolo di quella “vecchia classe dirigente da rottamare”, sembra togliersi i sassolini dalla scarpa menando lui fendenti all’indirizzo del rottamatore.

Lo fa proprio a casa di Renzi partecipando, insieme a Gianni Cuperlo leader della minoranza Pd, alla Festa dell’Unità. Sentite cosa dice D’Alema: “Renzi deve aprire una discussione vera all’interno del partito – dice – non è per l’annuncio della riduzione delle tasse se il Pd ha recuperato qualcosa, ma per il dramma degli immigrati che Renzi e il partito hanno saputo gestire bene, lanciando soprattutto un segnale importante all’elettorato di sinistra”. Come dire; se il Pd oggi è in recupero, è perché sulla gestione dei profughi il Governo ha saputo dire e fare “qualcosa di sinistra”. Ma per il resto l’analisi di D’Alema è a dir poco spietata. 

Sul Senato elettivo ad esempio l’ex Premier dichiara che “il problema è la tenuta del sistema democratico. Si rischia una forma di presidenzialismo, con il presidente eletto che nomina una larga parte di deputati mentre il Senato sarà espressione delle oligarchie regionali. Ve lo immaginate se dovesse vincere Grillo?”. 

L’incubo degli ex Ds dunque non è più Berlusconi, per anni evocato come una sorta di “nuovo Mussolini”, ma l’ex comico; è lui oggi “l’uomo nero” della politica italiana molto di più del tanto detestato Salvini (ma forse chissà, D’Alema pensa ancora in cuor suo che la Lega Nord tutto sommato è una costola della sinistra proprio come quando nel ’94 Bossi fu determinante per far cadere il primo governo Berlusconi). Poi l’attacco diretto a Renzi: “Premier e segretario del partito non possono essere la stessa persona, il partito è abbandonato a se stesso, sta deperendo, non è un bene neanche per il Governo. 

Oggi i sondaggi ci danno al 34%, abbiamo perso terreno rispetto alle europee del 2014 quando Renzi aveva acceso di speranze il popolo italiano. Larga parte di quelle speranze sono state deluse, questo è un dato di fatto e gli elettori ci stanno voltando le spalle. Tanti elettori se ne vanno, però ci consoliamo del fatto che abbiamo conquistato il consenso nel ceto politico grazie a Verdini, Cicchitto, Sacconi” (e di certo D’Alema non parla degli ex berlusconiani rallegrandosi del loro ingresso nella maggioranza). Dopo gli attacchi è arrivata la proposta politica, quella cioè di rifondare il Pd (dopo Veltroni, Bersani, Renzi, un’altra rifondata ci sta tutta, non vi pare?). Ma lui, D’Alema, non ci sarà in prima linea,tutt’al più darà una mano. 

“Non mi sento proprio nelle condizioni di poter vivere e sopportare all’interno del partito la condizione difficile e di grande sofferenza in cui si trovano costretti Cuperlo e Speranza – precisa ancora l’ex leader querciaiolo – ma se essi decideranno di dare battaglia nel Pd, o nella malaugurata ipotesi che questo non sia reso possibile, di costruire altrove la sinistra italiana, io ci sarò a dare una mano”. 

Insomma Renzi è avvisato; l’offensiva contro il progetto del “Partito della Nazione” è in atto e anche la sempre più probabile scissione del Pd è alle porte. E’ soltanto questione di tempo, poi inevitabilmente la sinistra del partito se ne andrà per la propria strada: E “baffino d’acciaio” state certi non starà in prima fila per scongiurarla.
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