Ambasciatore Usa, per Borghezio "previsione grottesca". Su Pontida: "Meglio Toti di Parisi"

14 settembre 2016 ore 12:28, Andrea De Angelis
Fa discutere l'intervento dell'ambasciatore Usa sul referendum Costituzionale. Il 'no' al referendum "sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia", dice l'ambasciatore Usa in Italia John Phillips intervenendo ad un incontro sulle relazioni transatlantiche organizzato a Roma all'istituto di studi americani. "Il referendum è una decisione italiana", ma il Paese "deve garantire stabilità politica. Sessantatrè governi in 63 anni non danno garanzia", ha aggiunto Phillips. Il voto sulle riforme costituzionali, ha insistito, "offre una speranza sulla stabilità di governo per attrarre gli investitori".
IntelligoNews ne ha parlato con l'europarlamentare leghista Mario Borghezio, trattando anche lo spinoso argomento dell'unità del centrodestra tra Pontida (dove sarà presente anche Toti) e la convention di Parisi...

Se "vince il no" al referendum, rallentano gli "investimenti stranieri in Italia". Che idea si è fatto di questa affermazione?
"Al di là dell'ingerenza, se fossimo un Paese che ha a cuore la propria sovranità, avremmo dato delle risposte a livello istituzionale decisamente diverse. Direi che quella dell'ambasciatore è comunque una previsione grottesca. Queste riforme in realtà impoveriscono, fanno fare un passo indietro allo struttura costituzionale dello Stato, relegando a un avvenire molto lontano il processo di modernizzazione e di trasformazione in un modello di Stato federale della nostra Repubblica. Non contengono alcunché che possa prefigurare una seria ripresa dell'occupazione, vero dramma nazionale". 

Occorerebbe altro?
"Sì, su queste questioni purtroppo non servono le riforme costituzionali, ma seri provvedimenti di politica economica che non si vedono all'orizzonte". 

Ambasciatore Usa, per Borghezio 'previsione grottesca'. Su Pontida: 'Meglio Toti di Parisi'
Intanto si avvicina la festa di Pontida dove ci sarà anche Toti. Ma come, con Toti sì e con Parisi no?
"Penso che a Pontida, che è una festa di popoli, viene chi si riconosce in questo tipo di politica che parla con la voce dei popoli. Non vorrei, sottolineo non vorrei che in realtà i ceti di riferimento di Parisi siano quei ceti burocratici, manageriali e ideologicamente mondialisti che da sempre consideriamo non utili e in qualche caso estremamente avversi alle idee, ai programmi e alla visione di Paese che la Lega propone". 

Quindi il rischio è che Parisi più che unire il centrodestra finisca con lo spaccarlo ulteriormente?
"Si vanno profilando sempre più le affinità, sono scelte. Da questo punto di vista penso che, come ha dimostrato l'ottimo successo elettorale in Liguria, l'affinità con l'idea di Paese che ha Toti sia maggiore di quella che abbiamo con Parisi". 
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