Cosa significa la fusione tra Monsanto e Bayer nell'agritech

14 settembre 2016 ore 14:57, Luca Lippi
Alla fine si è arrivati alla conclusione di una storia tirata a lungo tutta l’estate, tre i tentativi totali di Bayerper strappare il consenso alla statunitense Monsanto dopo un'offerta che è arrivata a 130 dollari ad azione per una valutazione totale di 66 miliardi di dollari ed altri 3 come indennizzo in caso di blocco dell'intera operazione da parte delle autorità di Vigilanza.
La tedesca Bayer aveva alzato l’offerta appena la settimana scorsa portandola a 127,5 dollari per azione contro i precedenti 125 dollari e i 122 dollari del primo tentativo di inizio estate, arrivando fino a superare i 65 miliardi complessivi, una cifra rocambolesca, ma il coraggio e il rischio d’impresa testimoniava già la volontà di Bayer di volere diventare (creando un polo) il maggior produttore al mondo di semi e pesticidi.
In realtà la volontà di portare a termine la trattativa si era intuita da subito ovvero da quando la prima offerta dei tedeschi a maggio con 122 dollari ad azione era stata criticata come bassa, ma non rifiutata, sebbene fosse superiore del 37% rispetto alla quotazione in quel momento, del titolo della società made in Usa. Intanto gli osservatori non avevano potuto fare a meno di notare come già la seconda offerta, arrivata qualche settimana fa sul tavolo Usa, pur giudicata ancora troppo bassa, con 127,5 dollari ad azione, era stata accolta con un rifiuto meno netto e con chiari segnali di apertura come l'accesso ai propri libri per i contabili della Bayer. Tutti segnali che avevano il compito specifico di lasciare aperte le porte ad una terza, e forse decisiva, offerta. Offerta che, come si è saputo oggi, è arrivata a 130 dollari ad azione, valutazione giudicata adeguata. L'intera operazione, ad ogni modo, ha risvegliato gli entusiasmi sul settore chimico già da qualche tempo visto che a metà agosto le dichiarazioni della Bayer parlavano di una volontà determinata a chiudere il deal. Il che aveva fatto pensare anche, come ultima risorsa, anche all'Opa ostile.

Cosa significa la fusione tra Monsanto e Bayer nell'agritech

Nel panorama della agro chimica, le statunitensi DuPont e Dow Chemical sono ormai prossime a perfezionare la loro operazione di fusione e successivo spin-off da cui nascerà una nuova azienda focalizzata sull'agricoltura, mentre Syngenta è a un passo dall'essere acquisita dalla cinese ChemChina con un'operazione dal valore di ben 43 miliardi di dollari.
Quello che nasce dal matrimonio tra Monsanto e Bayer è il primo colosso mondiale sia per le sementi ma anche per concimi e diserbanti chimici. I conti delle due aziende, d'altra parte, parlano chiaro: Bayer vanta un fatturato 2015 a 46 miliardi di euro e Monsanto sempre per lo stesso anno, ricavi oltre i 15 miliardi. Stando ad alcune notizie, il piano di fusione potrebbe vedere la cessione da parte della Bayer, di alcune attività no-core come la divisione dermatologia che potrebbe regalare ai tedeschi oltre 1,1 miliardi di dollari. 
Il rovescio della medaglia di queste ondate di consolidamenti è che molto più della metà dei semi e dei pesticidi del mondo saranno in mano a un pugno di società; dal punto di vista del mercato, un’eccessiva concentrazione in termini assoluti crea anomalie nella determinazione del prezzo. 
È un processo comune a diversi settori e non è proprio un bene per un’adeguata coordinazione di un libero mercato “maturo”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]