Quote Bankitalia: Renzi fa il gioco delle tre carte

15 aprile 2014, intelligo
di Gianfranco Librandi
Quote Bankitalia: Renzi fa il gioco delle tre carte
Renzi ha alzato la tassazione sulle quote Bankitalia dal 12 al 26%. Quali sono gli istituti di credito più colpiti? Chi pagherà realmente quest’onere che dovrebbe gravare sulle banche? La domanda non è leziosa
. Intanto alle banche questo capitolo del Def non è proprio andato giù. Il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini ha definito la norma addirittura “illogica e un pessimo segnale per gli investitori internazionali”. Per questo motivo è stato richiesto un urgente confronto fra Abi e Governo allo scopo di risolvere la questione senza dover ricorrere alle “maniere forti”. Sino ad ora non se n’è parlato ancora solo perché il Def deve essere messo nero su bianco (per il momento verba volant), una volta confermate le dichiarazioni gli istituti di credito non perderanno un solo secondo per impugnare la norma con la motivazione di illegittimità costituzionale appellandosi alla discriminazione tributaria (il codice non prevede che le tasse colpiscano solamente una specifica categoria). Per rispondere alla prima domanda, gli istituti di credito più colpiti sono: Intesa Sanpaolo (360milioni di euro), Unicredit (190 milioni di euro), Gruppo Generali (50 milioni di euro), Banca Carige (30 milioni di euro) e Monte Paschi di Siena (25 milioni di euro). La seconda domanda in realtà ne contiene un’altra. Dato per assunto che questi soldi devono essere pagati allo Stato dalle banche ma,
Quote Bankitalia: Renzi fa il gioco delle tre carte
dato per certo che le banche non li pagheranno mai (ci sono certezze che in Italia fanno parte della naturale evoluzione delle cose), chi paga? Un ex allenatore della Nazionale italiana di calcio amava dire “non dire gatto se non l’hai nel sacco”, ed è esattamente appropriato se si considera la soddisfazione del consumatore alla notizia, la solita scarica adrenalinica che annebbia la memoria. Quando le banche, le assicurazioni e assimilabili devono pagare qualcosa, magicamente l’onere scivola nelle tasche dei clienti delle suddette aziende (nello specifico scivola la discriminazione tributaria indiretta). Calcolando che in Italia il costo medio di tenuta conto si aggira intorno a 371 euro (la media europea sono 114 euro) è matematico che pagheranno i clienti l’aumento, lo dice la storia. L’aumento sarà di circa di 35 euro l’anno calcolando gli importi dovuti dalle banche allo stato diviso per i correntisti degli istituti menzionati. Questo è quello che accadrà con chirurgica certezza se il Governo non imporrà un blocco all’aumento delle tariffe per banche e assicurazioni, peraltro complicato pensare che un governo ordini qualunque cosa alla finanza senza che vi sia un “trucchetto” stile avanspettacolo. Se invece, le banche ricorrendo per le vie legali saranno sollevate dall’onere di pagare questo balzello incostituzionale, sempre il cittadino dovrà pagare, poiché su quei soldini Renzi ci conta per compiere il cammino promosso, e qualcuno a caso dovrà pur finanziare. Mica possiamo sgambettare il nuovo che avanza prima ancora che varchi la linea di partenza.
autore / intelligo
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