Nomine, ecco le lobby che hanno vinto e quelle che hanno perso. Era la vera partita con Letta

15 aprile 2014, intelligo
Nomine, ecco le lobby che hanno vinto e quelle che hanno perso. Era la vera partita con Letta
di Gianfranco Librandi Il totonomine si è concluso, dopo quattro ore di camera di consiglio “tutti gli uomini del Presidente Renzi” sono noti. ENI Claudio De Scalzi nuovo amministratore delegato, vice presidente di CONFINDUSTRIA energia, in buona sostanza il “des” di Renzi a CONFINDUSTRIA per il sostegno. Di fatto i renziani volevano Vittorio Colao, ma questi sono solo dettagli. Pochi lo ricordano ma De Scalzi ha rischiato di diventare anche ministro dell’economia. E’ un Renziano della prima ora. Emma Marcegaglia è presidente, c’è poco da dire sul ruolo della neo presidente Eni in CONFINDUSTRIA (e non manca neanche un bel conflitto di interessi). Possiamo dire che la pratica SQUINZI è stata archiviata con successo. ENEL Francesco Starace amministratore delegato, è un fanatico delle energie rinnovabili, suona più come una promozione (meritata), mossa cerchiobbottista per far scivolare la nomina di Patrizia Grieco a presidente, quota rosa di Renzi, di De Benedetti, di Italgas, di Fiat Industrial… FINMECCANICA Mauro Moretti è amministratore delegato, l’unico che ha avuto il coraggio di alzare la voce con Matteo Renzi, ma che poi, evidentemente, ha dovuto obbedire all’ordine precostituito per la tenuta di delicati equilibri accontentandosi della nomina in Finmeccanica come pegno per il silenzio assenso. Gianni De Gennaro Presidente (è una conferma). POSTE ITALIANE Francesco Caio (CIR ed Espresso ricordano qualcuno!) è il nuovo amministratore delegato mentre Luisa Todini è Presidente. La novità reale è che i partiti non contano più niente, contano i poteri forti, quelli che sin dal principio hanno sostenuto l’ascesa di Matteo Renzi, e a cui  Renzi deve rendere conto, da qui la lista di palazzo Chigi e non più della processione di delegazioni di partito che tengono per mano i loro “fiori all’occhiello”. Le nomine sono sicuramente il passo più importante del Governo Renzi, soprattutto perché costano ai contribuenti 25 milioni di Euro in liquidazioni di rottamazione. E’ una parata di sicure eccellenti professionalità, ma soprattutto una rottura non nella pratica della lottizzazione ma nella modalità della stessa. Il nodo cruciale rimane il medesimo, il taglio. Questo non arriverà certo dalle lobby, nuovi padroni apolitici della politica nazionale, ma dai cittadini che devono piegarsi a lacrime e sangue del nuovo che avanza di cui non è ancora, totalmente nota la forma! La risposta come il solito la da il mercato, e l’apertura di piazza Affari è stata negativa per tutti gli indici delle società partecipate dal Tesoro e interessate al cambio dei vertici. In Borsa le operazioni di lifting interessano poco, evidentemente la sostanza non è nelle corde dell’esecutivo guidato da Renzi. Si contano tanti soldi in uscita, si leggono tante operazioni per consolidare entrate, ma alla fine i conti non tornano soprattutto alla Finanza internazionale e soprattutto a Bruxelles! Nel frattempo Putin acquista quote enormi di Pirelli Enel ed ENI, e non credo Renzi non ne sappia nulla e neanche che non sia preoccupato per le spiegazioni che dovrà fornire al riguardo agli Stati Uniti e all’UE.
autore / intelligo
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