Parla Antonio Maria Rinaldi: "Draghi e Merkel oggi, il politico e il gattopardo"

15 aprile 2015, Adriano Scianca
Parla Antonio Maria Rinaldi: 'Draghi e Merkel oggi, il politico e il gattopardo'
"La Bce svolge un ruolo politico e non più tecnico. Per questo deve aspettarsi contestazioni politiche". Antonio Maria Rinaldi, professore straordinario di Economica politica e docente di Finanza aziendale, così commenta l'irruzione di una manifestante alla conferenza stampa di Draghi, a cui sono stati lanciati dei coriandoli. E sulle aperture della Merkel alla Grecia dice: "È una mossa gattopardesca: cambiare tutto perché nulla cambi". 

Rinaldi, ha visto la contestazione a Draghi? Cosa ne pensa? 
«Premesso che io sono contro ogni forma di violenza anche velata, credo che una ragazza che lancia coriandoli sia semplicemente un segno di insofferenza rispetto al fatto che la Bce ha ampiamente travalicato i suoi compiti. Non è più un organo tecnico, ora ha una funzione politica. Quando dice ai governi “fate questo, fate quello” sta facendo politica, quindi si espone a una contestazione politica. Possono quindi essere capiti episodi di questo genere, che spero tuttavia rimangano tali e non degenerino».

Dopo il siparietto, Draghi ha comunque detto che il Qe procede bene e che sta dando i risultati sperati… 
«Mi sarei meravigliato del contrario. È come chiedere all’oste se il vino è buono. In realtà dubito che il Qe, finanziato peraltro con i soldi nostri, possa contribuire alla ripresa. È un provvedimento che non fornisce liquidità all’economia reale. In Italia i titoli di stato sono sempre stati bassi: segno che la liquidità c’è. Solo che non transita all’economia reale. Evidentemente le banche non si fidano a elargire finanziamenti alle imprese». 

Guardiamo ora all’Europa: la Merkel abbandona la linea dura sulla Grecia e apre al salvataggio. È vero ravvedimento? 
«Mi sembra una manovra gattopardesca: cambiare tutto affinché nulla cambi. Siamo abituati a questi giochi della Germania. Hanno capito che questa rigidità ottusa non porta da nessuna parte se non all’uscita della Grecia dall’Euro. Evidentemente credono che loro ci perderebbero più così che con l’aiuto ad Atene. È un ragionamento da bottega. D’altra parte il sentimento del popolo tedesco continua ancora a essere quello di essere loro a pagare per tutti». 

È un sentimento giustificato? 
«Al contrario: semmai è l’Europa che paga per la Germania, fin dai tempi della riunificazione».
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