Italicum: tra renziani, giovani turchi e ribelli: ormai è questione di fiducia

15 aprile 2015, Lucia Bigozzi
Italicum: tra renziani, giovani turchi e ribelli: ormai è questione di fiducia
Strada stretta, anzi strettissima. Tanto che l’Italicum una delle riforme clou dell’era renziana sembra essersi infilato in un vicolo cieco. 

A poche ore dalla riunione notturna del gruppo parlamentare del Pd si annunciano fuoco e fiamme sui voti dei parlamentari che dovranno decidere come andare in Aula, il 27 aprile. Un voto per decidere come votare, insomma. Non è questione da poco perché su questo voto il partito che sta al governo col suo segretario-premier rischia di andare in pezzi. E c’è chi, ironicamente, gigioneggia nell’ansia dell’attesa: sarà la #voltabuona? Hasthag che serve e ben sintetizzare gli auspici (positivi) dei renziani e gli auspici di segno opposto nella frantumata galassia delle minoranze.
 
I “RIBELLI”. Le posizioni in campo sono lontanissime da un riavvicinamento che si gioca tutto sulle aperture o le chiusure alle modifiche chieste dalle minoranze. La questione è sempre la stessa: capolista bloccati e preferenze. I dem di Area Riformista hanno già detto che se Renzi non accoglierà le modifiche messe sul tavolo, sono pronti a bocciare la nuova legge elettorale. Idem  Fassina e Civati. Ma la novità è che tra i non soddisfatti dell’Italicum c’è anche Roberto Speranza che dei deputati Pd è capogruppo e considerato il coordinatore di Area Riformista. 

Gli spifferi da Montecitorio dicono che sarebbe proprio lui l’ago della bilancia nelle ore concitate della mediazione. Ma è anche l’uomo che proprio in queste ore si starebbe giocando la poltrona di capogruppo. Sì, perché se la minoranza dovesse confermare il proprio dissenso al testo, gli resterebbero pochi margini di manovra per evitare di rimettere il mandato di presidente dei deputati. 

In effetti, una spaccatura sulla legge elettorale, sancita, ratificata dalle dimissioni del capogruppo rischierebbe di avere effetti e ripercussioni non da poco nei già precari equilibri del partito. E non farebbe bene neanche a Renzi nella sua veste di segretario dem. 

RENZIANI E GIOVANI TURCHI. Il fronte pare compatto. Oggi è stato Renzi in prima persona dire chiaramente che in caso di bocciatura dell’Italicum, sarebbe costretto a salire al Colle e a consegnare a Mattarella le dimissioni da premier. Un messaggio forte e chiaro ai riottosi parlamentari delle minoranze ma che di fatto, apre uno scenario che in Transatlantico non viene considerato completamente surreale. 

Per ora è un modo per ‘blindare’ il voto di stasera ma soprattutto quello in Aula, tra pochi giorni. Messaggio che segue quello – dello stesso tenore - del vicesegretario Pd Deborah Serracchiani convinta che se non ci sarà mediazione, si dovrà ricorrere al voto di fiducia che dalle parti della minoranza viene visto come un dickat inaccettabile, come ha dichiarato oggi a Intelligonews Stefano Fassina che legge le parole del premier come un “bluff scadente”. 

In attesa dei voti di stasera, un fatto è certo: l’ultima battaglia dem si giocherà a colpi di emendamenti. O di fiducia. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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