Europa League, l'impresa del Liverpool ricorda quella con la Roma del 1984

15 aprile 2016 ore 10:57, Andrea De Angelis
Ci sono storie che non andrebbero ricordate, non qui a Roma almeno. Eppure stamattina nel leggere i titoli dei giornali sportivi a più di uno sarà tornato alla mente il modo in cui si titolava l'impresa degli inglesi poco più di trent'anni fa. Certo, il palcoscenico era ben diverso. Qui parliamo di un quarto di finale di Europa League (ex Coppa Uefa, a proposito di ricordi), lì fu una finale di Champions League. Il massimo per un qualsiasi club europeo. 

C'è da dire inoltre che allora i reds giocavano fuori casa, mentre ieri erano nelle mura amiche. Eppure, dopo l'1-1 dell'andata in Germania, ecco che passati appena dieci minuti (nove, per la precisione) la squadra di Klopp (ex di lusso) era sotto 0-2. Insomma, un disastro. Perché con il 2-2 sarebbero passati i tedeschi, dunque servivano tre reti per aggiudicarsi le semifinali. Davanti non certo la prima arrivata, ma una squadra che in Germania sta facendo un signor campionato (pur stando, come sempre, alle spalle del Bayern Monaco). 
Il primo tempo si conclude su questo parziale. Negli spogliatoi chissà cosa avrà detto Klopp ai suoi, fatto sta che dopo soli tre minuti tornano in partita con Origi che sfrutta al meglio un lancio in profondità di Emre Can e infila Weidenfeller in uscita. Il Borussia non si spaventa e al 57’ ristabilisce le distanze con Reus che, lanciato in area in sospetto fuorigioco da Hummels, batte Mignolet con un preciso destro in diagonale da sinistra. A questo punto qualcuno (forse) avrà abbandonato lo stadio. Trentatrè minuti per segnare tre goal. Senza, ovviamente, subirne. 
Il Liverpool non molla, anzi rinasce. Al 66’ segna Coutinho che triangola al limite con Millner e infila l’angolo con un gran destro dal limite. Gli uomini di Klopp ci credono e al 78’ pareggiano: il 3-3 lo firma Sakho di testa su angolo dalla sinistra di Coutinho. Al 91’ lo stadio rischia di venire giù: il gol-qualificazione lo sigla Lovren con un perfetto stacco di testa su cross dalla destra di Millner. L’ultima emozione la regala Gundogan che al 94’ spedisce di un soffio a lato la punizione dal limite del possibile 4-4.

Europa League, l'impresa del Liverpool ricorda quella con la Roma del 1984
Tornando indietro di tre decenni ricordiamo che la finale per la Roma fu un'occasione irripetibile, giocandosi all'Olimpico, e a lungo peserà il suo esito nei rimpianti dei tifosi. Perché la Roma non riuscì a venire a capo di quella partita? Innanzitutto per l'oggettivo valore del Liverpool, ma anche per la defaillance di uomini chiave, Falcão e Cerezo, in serata opaca. Infine, prima l'infortunio del bomber Pruzzo, poi, ai rigori, la mancanza di Cerezo (uscito attanagliato dai crampi) e il "gran rifiuto" di battere il penalty da parte di Falcão . Un'astensione che provocherà una insanabile frattura fra il leader giallorosso e la Roma.
Ma anche lì per il Liverpool fu rimonta, innanzitutto contro il pronostico e poi dal dischetto. Il primo a sbagliare fu infatti Nicol. Segnò Di Bartolomei; poi Neal. Di Conti il primo errore della Roma: manda fuori. Gli inglesi non sbagliano più. Vanno in gol Souness, Rush e Kennedy. Dopo Conti solo Righetti riesce a trasformare. Con l'errore di Graziani e l'ultima rete di Kennedy la Roma lascia al Liverpool la Coppa dei Campioni. Trentadue anni dopo gli inglesi proveranno ad alzare un altro trofeo europeo.
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