Google dichiara guerra al clickjacking, ma cos'è la pubblicità invisibile?

15 aprile 2016 ore 10:58, Luca Lippi
Il motore di ricerca Google ha dichiarato guerra al clickjacking, vediamo cos’è prima di parlare del provvedimento adottato dal colosso americano.
Il clickjacking (rapimento del click) è una tecnica informatica fraudolenta, in sostanza durante una normale navigazione web, l'utente clicca con il puntatore del mouse su di un oggetto (ad esempio un link), ma in realtà il suo click viene reindirizzato, a sua insaputa, su di un altro oggetto. Tipicamente la vulnerabilità sfrutta JavaScript o Iframe.
La tecnica è stata rilevata per la prima volta nel settembre 2008 da Robert Hansen e Jeremiah Grossman.
Chiarito di cosa stiamo per scrivere, è piuttosto semplice dedurre che diventa un gioco da ragazzi reindirizzare il navigatore contro la sua volontà. 
Lo sforzo messo in campo dal gruppo di Mountain View si articola in tre step consecutivi, il primo è tecnologico, il secondo è legale e meccanico e il terzo risolvere il problema con particolare attenzione all’advertising, che serebbe poi il principale business per il motore di ricerca.
Dice Andres Ferrate responsabile legale di Google per il traffico pubblicitario: “Quando il nostro sistema individua un tentativo di clickjacking, analizziamo istantaneamente il traffico attribuito a quel posizionamento e lo rimuoviamo dai successivi report di pagamento, per garantire agli inserzionisti che quei click non gli verranno addebitati”.

Google dichiara guerra al clickjacking, ma cos'è la pubblicità invisibile?

Secondo quanto osservato da Google, c’è stata un’impennata del numero di sisti che praticano clickjacking dall’inizio del 2016 e di aver già attuato contromisure come l’esclusione immediata dal network pubblicitario dei publisher che ne fanno uso. Sempre a tale proposito Ferrate dice: “Siamo orgogliosi del lavoro che facciamo per proteggere il nostro sistema pubblicitario da minacce come il clickjacking, e continueremo a mantenere altissima la nostra attenzione nella nostra lotta contro le frodi”…” Il nostro team di ingegneri ha lavorato, nel frattempo, per rendere disponibile il prima possibile un filtro che escludesse automaticamente questo tipo di traffico non valido dagli annunci display. Questo approccio ha portato all’esclusione immediata dei publisher che violavano le nostre norme”. 
Ormai chiunque si trova a dover considerare sempre di più che la più parte del tempo deve essere dedicato alle frodi che sulla rete sono assai più semplici e specializzate che prima dell’avvento del web, sta diventando un inferno per navigatori e operatori del settore? 
autore / Luca Lippi
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