Sicurezza (in volo) batte privacy: cosa cambia con la lista Pnr dei passeggeri aerei?

15 aprile 2016 ore 16:33, Andrea De Angelis
La diatriba tra rispetto della privacy e sicurezza sembra non conoscere fine. Pensiamo al caso Apple-Fbi, ma anche a quello ancor più recente tra Microsoft e governo statunitense. La domanda è sempre la stessa: pur di aumentare la sicurezza è giusto sacrificare, almeno in parte, il diritto alla riservatezza dei cittadini? Domanda da cento milioni di dollari, alla quale l'Europarlamento ha dato però risposta per quanto attiene a ciò che accade "sopra le nostre teste". 

Ci riferiamo infatti all'annosa vicenda dei viaggi aerei. Gli europarlamentari riuniti in plenaria a Strasburgo hanno approvato la direttiva che istituisce il registro europeo dei dati dei passeggeri aerei, Pnr, considerato uno strumento importante nella lotta al terrorismo. A favore del testo hanno votato 461 europarlamentari, 179 sono stati i contrari e 9 gli astenuti. Numeri davvero importanti, con i voti favorevoli pari a oltre i due terzi del totale
La proposta di direttiva europea sul Pnr (Passenger Name Records) votata dall'Europarlamento mira a contrastare con maggiore efficacia il fenomeno dei foreign fighters. Come spiega l'Adnkronos questo è un testo di compromesso, frutto di un lungo dibattito, che mira a regolare in maniera uniforme il trattamento e la condivisione dei dati personali dei passeggeri via aria da parte degli Stati membri nella lotta contro il terrorismo e i delitti gravi, prevedendo nel contempo una serie di salvaguardie per proteggerli.

I dati Pnr vengono già raccolti dalle forze dell'ordine per motivi di sicurezza in alcuni Stati (Regno Unito e Danimarca). Secondo la direttiva proposta, le compagnie aeree saranno obbligate a trasferire (in modalità 'push') i dati Pnr dei passeggeri dei voli extra Ue allo Stato membro in cui l'aereo atterrerà o dal quale partirà. Ogni Stato creerà una Unità per le Informazioni sui Passeggeri (Passenger Information Unit, Piu), che avrà il compito di ricevere, conservare e valutare i dati, principalmente attraverso il confronto con le altre banche dati, in modo da identificare le persone che richiedono esami ulteriori da parte delle autorità competenti.
I dati Pnr, spiega sempre la nota agenzia, devono essere conservati per cinque anni: tutti i dati di identificazione restano pienamente disponibili per sei mesi, poi vengono conservati in formato 'mascherato' (la Commissione aveva proposto 30 giorni; il Consiglio, che rappresenta gli Stati, 2 anni). Le Piu scambieranno anche informazioni tra gli Stati, poiché le autorità giudiziarie e di pubblica sicurezza non avranno accesso diretto ai sistemi dati delle compagnie aeree (modalità 'pull'). La raccolta e l'utilizzo di dati sensibili (che rivelino l'origine razziale, la religione, le opinioni politiche, la salute o l'orientamento sessuale) dovrebbe essere proibita nella direttiva.


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