La password della settimana è "Trivellopoli"

15 aprile 2016 ore 23:00, intelligo
di Paolo Pivetti

Mancava, nell’elenco degli orrori, questo Trivellopoli, ennesimo abuso di polis, antica, nobile parola greca col significato di città; anzi di più, di città stato, di entità superiore nella quale gli interessi comuni e i valori condivisi dei cittadini s’identificavano.
Polis nella nostra tradizione culturale non è meno importante della latina civitas che ha generato parole chiave come città, civile e persino civiltà. Da polis, nel nostro corredo culturale e storico, deriva la parola e l’idea stessa di politica: cioè del campo entro il quale i valori della civiltà trovano lo spazio per giocare la loro partita.

La password della settimana è 'Trivellopoli'
Da civitas, com’è logico, derivarono molti toponimi, come Civitanova o Civitavecchia o Civita Castellana, fino all’antica Civita, la città arroccata su un calanco che nei secoli o nei millenno forse si sfalderà.
Anche da polis sono nati toponimi come Monopoli, Gallipoli e la stessa Napoli che deriva il suo nome dal greco Nea Polis, cioè “Città nuova”, colonia egemone fondata dai Greci nel sud della nostra penisola, in stretto rapporto di alleanza con Atene. Tutte ricchezze della nostra storia.

Finché un giorno, all’esplodere di “Mani Pulite”, inizio anni novanta, qualcuno ebbe l’idea di scrivere con la bomboletta spray su un muro periferico di Milano, proprio all’uscita delle autostrade presso lo svincolo Fiorenza, “Benvenuti a Tangentopoli”. Operazione linguistica rozzamente dotta, che metteva insieme il termine tangente, allora sulla bocca di tutti, con l’antico vocabolo polis cioè città. Insomma, detto con moralistico sarcasmo: “Benvenuti a Milano, città delle tangenti”.

La cosa avrebbe potuto finire lì; ma non si può chiedere ai giornalisti di non abusare di un termine che gli capita tra le mani, storpiandolo e anche deformandolo impropriamente al fine di creare titoli succulenti.
Nacquero così negli anni successivi, al primo tintinnar di manette o svolazzar di avvisi di garanzia per qualsiasi altro scandalo giudiziario, affittopoli, parentopoli, vallettopoli, villettopoli, calciopoli, fino a un recente profugopoli. E fu così che il destino lingustico della terminazione -poli, dal significato originale di città come voleva il greco pòlis, fu piegato a significare corruzione. Il tutto capovolgendo i valori della progenitrice tangentopoli dove il concetto di corruzione è sì presente, ma nella parola tangente, non certo nella componente -poli

Ma il gioco è ormai fatto. L’ultimo obbrobrio è questo Trivellopoli, impropriamente brandito come scimitarra giustizialista. Ma sulle trivelle si sta soltanto per tenere un inutile referendum (“inconsistente”, parola di Napolitano) in merito alla loro presunta nocività e non c’è di mezzo alcuna inchiesta giudiziaria.

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