Istat, 22 grandi città in deflazione: crollano i prezzi, ma c'è poco da gioire

15 aprile 2016 ore 15:31, Andrea De Angelis
La deflazione colpisce sempre più città, allargandosi a macchia d'olio su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud. Sono, infatti, stando ai dati dell'Istat su marzo, 22 le grandi città con i prezzi in calo su base annua. Erano due in meno (20) a febbraio. Lo rileva l'Istat. Nella lista rientrano anche Roma (-0,5%), Firenze (-0,4%), Napoli (-0,1%) e Milano (-0,1%). I ribassi più forti si registrano per Bari e Potenza che perdono entrambe un punto percentuale. 

Nonostante le mosse della Bce e la pioggia di liquidità con cui Francoforte sta inondando i mercati, i consumi restano fermi al palo. Certo, il dato acquisito per il 2016 risale al -0,4% e si avvicina alla stima del governo contenuta nel Def (+0,2% per fine anno), ma la deflazione colpisce sempre più città, allargandosi a macchia d'olio su tutto il territorio nazionale. Il Belpaese, come sottolinea Repubblica.it, condivide la debolezza dei prezzi che riguarda l'intera zona euro, dove l'inflazione annuale è risalita a zero rispetto al -0,2% a febbraio. Anche nella Ue, secondo i dati di Eurostat, il tasso di inflazione annuale a marzo è stato di 0% dopo -0,1% a febbraio.
Nel dettaglio, la persistenza del calo tendenziale dei prezzi risente di un quadro di sostanziale stabilità degli andamenti su base annua delle diverse tipologie di prodotto, con l'eccezione dell'ulteriore flessione dei prodotti energetici e in particolare degli energetici non regolamentati (-11,2%, da -8,5% del mese precedente), compensata però dall'inversione della tendenza dei servizi relativi ai trasporti (+0,5%, da -0,7% di febbraio) e da altri lievi segnali di ripresa registrati dai prezzi di alcune tipologie di prodotto, che hanno contribuito, però, solamente a ridurre l'ampiezza della flessione dell'indice generale.

Istat, 22 grandi città in deflazione: crollano i prezzi, ma c'è poco da gioire
La deflazione come noto deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende, che, in regime di deflazione, sono incentivati a posporre gli acquisti di beni e servizi non indispensabili, con l'aspettativa di ulteriori cali dei prezzi, con l'effetto di innescare una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano di collocarli a prezzi inferiori.
La riduzione dei prezzi si ripercuote conseguentemente per le imprese sui ricavi, anch'essi generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l'acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso al credito.


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