Il destino comune di Usa ed Europa: ‘subordinati’ così ai nuovi ricchi

15 dicembre 2014, intelligo
Il destino comune di Usa ed Europa: ‘subordinati’ così ai nuovi ricchi
di Gianfranco Librandi 
Ci sarà un motivo se Stati Uniti ed Europa sono uniti da una sorta di “corrispondenza d’amorosi sensi”? Diciamo di sì, e proviamo con linguaggio non convenzionale a spiegare i motivi. Stati Uniti ed Europa sono tecnicamente accerchiati da quelli che sono considerati i nuovi ricchi, i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile, Russia, Cina e Sud Africa). E’ la sostanziale sostituzione di quello che un tempo era chiamata “guerra fredda”, uno spauracchio che ha guidato i destini d’Europa per 40 anni. Oggi la “guerra” è un’altra ed è quella che sta determinando i destini del mondo Occidentale. Configuriamo gli schieramenti sulla base del Debito pubblico dei Paesi coinvolti con qualche riferimento storico per confortare la tesi. I rapporti di forza negli schieramenti si determinano da sempre sulla base della cessione di sovranità. I Paesi che soffrono di più politicamente sono quelli con un debito molto alto. Viceversa, chi riesce a fare la voce grossa sono quei Paesi che hanno un debito molto basso o con una quantità di debito detenuto da mani estere sufficiente a determinarne una sorta di “polizza assicurativa” per il futuro di chi lo detiene. Gli Stati Uniti hanno un debito al 103% in rapporto col PIL e il 48% è detenuto all’estero. L’UE invece è al 92% del PIL e circa la metà è detenuto all’estero. Il dato da memorizzare è l’aumento del debito dell’Occidente degli ultimi anni, purtroppo causato dalla crisi economica. Per dare un’idea: Usa, Regno Unito e Giappone adottando politiche monetarie espansive hanno fatto lievitare il loro debito anche di 40 punti percentuali. Nell’UE il debito pubblico è aumentato per politiche monetarie restrittive, generando disoccupazione e quindi restringendo la base imponibile. Andiamo nella zona BRICS; la Russia ha il debito al 17%, la Cina al 40%, il Brasile al 65% l’India al 68% e il Sud Africa al 47%. La debolezza dell’Occidente nei confronti di questi Paesi si manifesta con la spavalderia della Russia (chiude i rubinetti del gas), la gestione (assai blanda per usare un eufemismo) dell’UE nella questione dei Marò e soprattutto il silenzio degli Usa sugli interventi del governo cinese in occasione delle manifestazioni di Hong Kong. Tuttavia, la lista sarebbe assai più lunga, ma tanto è sufficiente per far comprendere come il debito estero sia determinante per sottolineare il concetto di potere. E’ inconfutabile che nella vita comune come nella politica, essere debitori significa sottomettersi o, nella migliore delle ipotesi, il creditore influenza le azioni del debitore. Gli esempi nella Storia che confortano questa tesi sono tanti. I Romani hanno basato la loro egemonia sull’indebitamento degli Stati vassalli; Atene sottomette nel V secolo l’intera “anfiziona di Delo” semplicemente prestando denaro alle Città Stato che ne facevano parte. Anche durante il Rinascimento italiano la politica di sottomettere facendo credito era piuttosto concreta, Firenze e Genova nonostante le loro dimensioni avevano sottomesso la metà degli Stati-Nazione. L’esempio più recente a tale proposito è stato il piano Marshall, nell’immediato dopoguerra, che subordina l’Europa intera agli Stati Uniti. Si potrà obiettare che non ci sia mai stata una manifesta presenza egemone degli Usa sul vecchio continente, ma è anche vero che, dove una remissione non è richiesta, si cela una sorta di senso di gratitudine degli Stati subordinati; ne è testimonianza politica l’esclusione dei comunisti dal Governo del Paese da parte di Alcide De Gasperi. In conclusione, che ci sia stato un cambiamento nei rapporti di forza è inconfutabile, e che questo converga fortemente sulle decisioni politiche internazionali è altrettanto incontrovertibile, si può quindi affermare senza superficialità che il Debito Pubblico si è trasformato definitivamente in uno strumento di subordinazione usato da Cina e Russia nei confronti dell’Occidente.
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