Pd, l'Ulivo? Non è quello della pace. Quel ramoscello dato in testa a Prodi

15 dicembre 2014 ore 12:19, intelligo
Pd, l'Ulivo? Non è quello della pace. Quel ramoscello dato in testa a Prodi
Il Pd abbarbicato all’Ulivo. Così almeno dalle parti della minoranza. E dopo la ‘reprimenda’ di Renzi sui vent’anni persi dal centrosinistra in versione ulivista a non  fare le riforme, si riapre il dibatitto sulla “Quercia e i cespugli che furono”…
E’ uno dei “padri” dell’Ulivo, insieme a Prodi e suo fedelissimo, ad aprire le danze. Arturo Parisi in un’intervista a La Stampa,  dice che semmai “il tempo l’ha perso l’Italia. Anni preziosi che non tornano più. Dire che sono stati gli anni dell’Ulivo è un’altra cosa. Nella mia agenda politica e in quella di una parte importante della mia generazione, Ulivo è il segno di un progetto e di un sogno durato soltanto pochi anni, un sogno, come ha ricordato Renzi, sconfitto a causa degli errori e delle divisioni del centrosinistra”. E a chi gli chiede se oggi sia cambiato qualcosa col Pd 3.0 di Renzi risponde secco: “Basterebbe da sola la presenza di Berlusconi come controparte di un nuovo patto costituente per dimostrare che purtroppo siamo ancora dentro la stessa vicenda. Del ventennio - aggiunge -, oggi intestato all’Ulivo, e ieri al Cavaliere, può essere detto tutto all'infuori che sia alle nostre spalle. La battaglia che Renzi si trova a combattere è in gran parte la nostra”. L’auspicio di Parisi è che il premier “possa avvantaggiarsi delle nostre vittorie e riscattare le nostre sconfitte”. Al prodiano Parisi, si aggiunge il commento della fedelissima dell’ex premier Sandra Zampa per la quale “il disegno ulivista ha trasformato la cultura politica di questo Paese, ha portato bipolarismo, contendibilità e competizione. Se Matteo Renzi è dove è lo deve a questo”. Per la deputata dem ed ex portavoce di Prodi, quando Renzi dice che “a uccidere quel progetto sono state le nostre divisioni, ha ragione. Me li ricordo, quelli che sghignazzavano in faccia ad Arturo Parisi perché credevano che il Pd non sarebbe mai nato”. Il riferimento neanche troppo velato corre all’indirizzo di D’Alema e Bertinotti, come la stessa Zampa rimarca: “Penso a D'Alema, o a Bertinotti. Nonostante questo, quell'esperienza ha prodotto più democrazia e più cultura di governo, ha fatto crescere il centrosinistra. E deve servire da monito a chi pensa che ci si possa di nuovo abbandonare ai distinguo e che dalle divisioni possa nascere qualcosa di meglio”. Quanto alla battaglia della minoranza dem osserva: “Non credo che sia bene dividere. Se questo governo va a casa consegniamo per la centesima volta una sinistra incapace di stare insieme e governare a un orizzonte che più drammatico di così non si può”. E se Stefano Fassina conferma che continuerà a fare opposizione “dall’interno e nel merito in Parlamento”, argomentando che la “scissione non è nei miei progetti” perchp “il mio impegno è nel Pd”, il vicesegretario del partito Deborah Serracchiani gli risponde a distanza: “Mi è parso abbia espresso soprattutto una sofferenza personale, mi sembra isolato anche rispetto alla gran parte della minoranza dem. Le posizioni di Cuperlo e di Speranza che avevano espresso con chiarezza il loro dissenso nelle settimane scorse sulle riforme, sono state più in linea con la richiesta di Renzi di creare le condizioni perché tutto il Pd si impegni in un piano di riforme così importante”. Scissione sì o no? Risposta della governatrice del Friuli: “Per quanto ci riguarda non è mai stata sul tavolo. Non ci sono le condizioni perché in questo anno da segretario di Renzi abbiamo lavorato per includere”. Risposta anche a Silvio Berlusconi il quale ha dichiarato che nel Patto del Nazareno è compresa anche la mediazione sul successore di Napolitano: “Abbiamo ripetuto più volte che il Patto del Nazareno riguarda la riforma elettorale e le riforme costituzionali. L'elezione del capo dello Stato non c'entra niente”. LuBi
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