"Impronte anche con la forza" e Alfano vuole i rimpatri: è braccio di ferro Italia-Ue

15 dicembre 2015 ore 16:58, Andrea De Angelis
'Impronte anche con la forza' e Alfano vuole i rimpatri: è braccio di ferro Italia-Ue
Bruxelles chiede all'Italia "un'accelerazione" nel "dare cornice legale alle attività di hotspot, in particolare per permettere l'uso della forza per la raccolta delle impronte e prevedere di trattenere più a lungo i migranti che oppongono resistenza". E' quanto si legge rapporto della Commissione Ue sull'Italia che l'Ansa dice in grado di anticipare.

Sulla gestione dei migranti "non ci sono tensioni fra Europa e Italia, questa procedura è iniziata due anni fa" e rileveremo "in breve periodo la situazione reale". Così il commissario Ue Dimitris Avramopoulos alla presentazione del libro del ministro Alfano: "Ora l'Italia sta andando velocemente e voglio lodare pubblicamente Alfano". "Dobbiamo porre rimedio a una problematica a cui c'è una soluzione", ha detto il commissario Ue all'Immigrazione e agli Affari Interni, che ha chiarito che i rilievi nel rapporto sulle migrazioni riguardano anche "Malta, Cipro e Grecia", ma appunto sui due anni passati. "Tutti i paesi sono stati colti con sorpresa" dagli eccezionali flussi migratori recenti, ha aggiunto Avramopoulos, confidando ora in una risposta più rapida. Il commissario Ue, nel corso della presentazione del libro del ministro dell'Interno, ha sottolineato con soddisfazione il lavoro del Viminale. E ha poi detto di condividere anche l'analisi fatta dal ministro sul terrorismo e i rapporti con l'Islam nel suo libro. "La minaccia non è l'Islam - ha detto -, anzi abbiamo bisogno dell'Islam" per combattere l'estremismo".
Ok alla bozza della Commissione europea sui migranti, "ma con rimpatri. La linea italiana è che hotspot, delocation e rimpatri vadano insieme". Lo ha detto, a quanto spiegano fonti del Viminale, il ministro dell'Interno Alfano nel corso dell'incontro con il commissario europeo Avramapoulos.

L'Unione Europea, come previsto, aveva aperto giovedì mattina una procedura d'infrazione contro l'Italia per il mancato obbligo di registrazione dei migranti. 
Al centro è la raccolta delle impronte digitali dei migranti irregolari in base al Regolamento Eurodac del 2013, nel quadro delle norme di Dublino. In sostanza, si tratta di una banca dati europea in cui confluiscono i dati sui richiedenti asilo e i migranti irregolari, in modo da potere identificarli qualora si trasferiscano in altri stati e ricostruire il primo paese Ue di ingresso. 
Secondo il regolamento, lo Stato membro di primo approdo ha l’obbligo di provvedere «tempestivamente al rilevamento delle impronte digitali di tutte le dita di cittadini di paesi terzi o apolidi di età non inferiore a 14 anni che siano fermati dalle competenti autorità di controllo in relazione all’attraversamento irregolare via terra, mare o aria della propria frontiera in provenienza da un paese terzo e che non siano stati respinti », il tutto entro 72 ore. 

'Impronte anche con la forza' e Alfano vuole i rimpatri: è braccio di ferro Italia-Ue
Non è la prima volta che l'Italia viene ammonita. Già lo scorso 28 agosto la Commissione aveva inviato a Roma una lettera amministrativa di richiesta di chiarimenti sulla conformità con il regolamento Eurodac. E già nel 2014 la stampa svedese aveva parlato di una possibile procedura contro l’Italia, che allora fu smentita. 
Ma cos'è una procedura d'infrazione? Si tratta di un procedimento a carattere giurisdizionale eventuale, disciplinato dagli articoli 258 e 259 TFUE, volto a sanzionare gli Stati membri dell'Unione europea responsabili della violazione degli obblighi derivanti dal diritto comunitario. Dopo la fase pre-contenziosa, qualora lo Stato in causa non si conformi al parere nel termine fissato dalla Commissione, questa, ovvero lo Stato membro che abbia eventualmente avviato la procedura, sono legittimati a proporre ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Se la Corte decide riconoscendo la violazione del diritto comunitario da parte dello Stato ritenuto inadempiente, quest'ultimo ha l'obbligo di porre immediatamente rimedio alla violazione accertata. Se poi la Commissione ritiene che lo Stato membro non abbia preso i provvedimenti che l'esecuzione della sentenza emessa dalla Corte comporta, allora può dar corso ad una ulteriore procedura di infrazione e ad un nuovo giudizio innanzi alla stessa Corte per l'esecuzione della sentenza, chiedendo il pagamento di una somma forfettaria o di una penalità. In questo caso, con le modifiche apportate ai trattati dal trattato di Lisbona, non è necessario un secondo parere motivato. 
Le sanzioni pecuniarie per l'esecuzione delle sentenze rese al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione con la Comunicazione SEC 2005 n. 1658. La sanzione minima per l'Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, a seconda della gravità dell'infrazione a monte.
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