Trivellazioni al dietrofront. Per il ribelle Emiliano vince "l'istituzionale rivolta popolare"

15 dicembre 2015 ore 11:08, Lucia Bigozzi
Trivellazioni al dietrofront. Per il ribelle Emiliano vince 'l'istituzionale rivolta popolare'
Prima avanti tutta, poi dietrofront. E’ il dossier sulle trivellazioni nel mare Adriatico. Pd in imbarazzo, associazioni ambientaliste entusiaste per l’emendamento passato in parlamento: è lo schema di queste ore nel quale si inserisce un’immagine di per sé significativa. Ad annunciare il passo indietro dell’esecutivo è il dem (ribelle) Michele Emiliano, governatore della Puglia che parla di “una totale retromarcia sulle proprie intenzioni di far trivellare l’Adriatico e lo Ionio alla ricerca di idrocarburi. La istituzionale rivolta popolare delle associazioni ambientaliste e delle Regioni del sud governate dal centrosinistra, culminata nella richiesta di referendum da parte di dieci regioni che si sarebbe dovuto svolgere a maggio, assieme alla chiara e vincolante indicazione giunta all'Italia dall'accordo sul clima di Parigi, hanno alla fine sconsigliato al Governo di affrontare la battaglia referendaria”. Come sta la storia? L’esecutivo ha presentato alcuni emendamenti alla legge di Stabilità, attualmente all’esame di Montecitorio, per ripristinare il limite delle 12 miglia dalla costa per eseguire attività offshore di ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare. Emendamento che, in pratica, sbarrano la strada alle contestate trivellazioni nel Mar Adriatico di fronte alle coste di Abruzzo e Molise. Tra queste, il contestatissimo progetto di coltivazione del giacimento di idrocarburi “Ombrina Mare” della Rockhopper Italia. Le associazioni ambientaliste cantano vittoria: negli ultimi mesi si sono battute sostenendo la presentazione di tre emendamenti alla legge di Stabilità. A emendamenti passati, i commenti sottolineano che “il governo fa un importante passo indietro e ammette di aver sacrificato sinora lo sviluppo sostenibile del Paese agli interessi dei petrolieri. Adesso si attende che gli emendamenti presentati alla Camera siano effettivamente approvati nei prossimi giorni con le ultime correzioni necessarie”. Dichiarazioni di FAI, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club Italiano e WWF che ricordano come “già nel 2012 era stata compiuta dal Governo Monti una intollerabile forzatura con la sanatoria delle procedure autorizzative in corso anche per attività offshore di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare che insistessero nell'area di interdizione delle 12 miglia dalla costa istituita per legge. Ora questo errore è stato corretto tardivamente dal governo Renzi facendo salvi solo i titoli concessori già rilasciati”. 

Ma c’è un altro aspetto che le associazioni ambientaliste evidenziano e che ha un risvolto più politico, perché con l’ok all’emendamento in questione, l’esecutivo di fatto smentisce se stesso (ovvero la linea precedente) “ammettendo che queste attività non potevano essere considerate 'strategiche' e quindi godere di procedure accelerate che non consentono trasparenza nelle decisioni, partecipazione e informazione per i cittadini e intese forti con le Regioni, come era stato imposto dal governo Renzi con il decreto Sblocca Italia e che era sbagliato prevedere che le concessioni trentennali per le trivellazioni potessero essere rinnovate anche per più decenni, costituendo non un diritto acquisito a termine ma una servitù senza limiti di tempo”. Resta da capire se l’emendamento passato alla Camera, supererà anche la prova d’Aula del Senato. 


autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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