Effetto Trump su Obama. Le spara anche lui: "Leader Isis i prossimi ad essere colpiti"

15 dicembre 2015 ore 11:25, Americo Mascarucci
Effetto Trump su Obama. Le spara anche lui: 'Leader Isis i prossimi ad essere colpiti'
Sarà forse la paura di restare troppo dietro alla Russia e di lasciare a Putin il monopolio della lotta all’Isis? Sta di fatto che il presidente Usa Barak Obama adesso fa la voce grossa e arriva a minacciare i leader jihadisti di essere presto colpiti dagli attacchi dell’alleanza internazionale contro l’ISIS. 

Già che c’è Obama potrebbe anche comunicargli data, ora e luogo dell’attacco così magari gli si dà pure la possibilità di mettersi in fuga. Ma che strategia è mai questa? Se l’America e gli alleati sono davvero intenzionati a sferrare questi attacchi ebbene lo facciano senza minacciarli, anche perché è l’azione quella che conta, non la minaccia, la pratica, non la teoria. Le minacce di Obama sono arrivate al termine di un importante vertice sul terrorismo al Pentagono:
“I leader dell’ISIS non possono nascondersi e il nostro messaggio è semplice: voi sarete i prossimi a essere colpiti” ha annunciato il presidente Usa. Benissimo, ma che aspetta ad intervenire? Non era più opportuno annunciarlo a cose fatte? Però Obama ha pure ricordato ai jihadisti che molti dei loro capi sono già caduti sotto gli attacchi dell’alleanza anti-terrorismo. 
Tornando alla domanda di partenza, ma che tipo di strategia è mai questa? Forse la risposta è molto più semplice di quanto si pensi ed è da collegare alla forte avanzata di popolarità del candidato repubblicano Donald Trump, quello che all’indomani della strage a San Bernardino in California ha proposto di sbarrare le porte ai musulmani. Obama ovviamente non può promettere questo ma sa perfettamente che l’opinione pubblica americana ha paura e vuole risposte concrete ed efficaci contro il terrorismo. E allora ecco i toni minacciosi e la linea dura, per ora però soltanto annunciata. 
Gli Stati Uniti intensificheranno le operazioni contro l’ISIS in Siria e in Iraq insieme agli alleati per distruggere le roccaforti, i campi di addestramento dei miliziani e togliere ai terroristi il controllo dei pozzi petroliferi con cui finanziano le attività belliche. L’expeditionary force americana con base in Iraq compirà incursioni e raid anche in Siria servendosi di corpi speciali. In Iraq secondo i dati diffusi da Obama l’ISIS ha già perso il 40% dei territori conquistati. Insomma a sentire Obama la guerra sarebbe già vinta. Peccato che la realtà dei fatti non sia proprio questa. 
Il presidente USA ha invocato un’accelerazione e un’intensificazione delle operazioni internazionali contro i terroristi:
"Gli Stati Uniti fanno la loro parte - ha detto - come la fanno i nostri alleati: Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Australia. Dobbiamo cercare di far sì che i progressi nella lotta all’ISIS siano più rapidi"
Intanto 34 stati arabi si sono coalizzati contro l'Isis sotto la guida dell'Arabia Saudita. L'alleanza è composta fra gli altri da Giordania, Egitto, Turchia, Qatar e Pakistan. Ecco forse questa è la vera notizia visto che la Turchia e l'Arabia Saudita fino ad oggi sono state accusate di finanziare l'Isis. Speriamo che la coalizione araba non sia soltanto di facciata.

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