Dagli Usa l'appello dei tradizionalisti: "Santo Padre, segua l'esempio di Benedetto XVI e si dimetta"

15 dicembre 2015 ore 15:48, Americo Mascarucci
Dagli Usa l'appello dei tradizionalisti: 'Santo Padre, segua l'esempio di Benedetto XVI e si dimetta'
"Santo Padre, segua l'esempio del suo predecessore Benedetto XVI e si dimetta". 
E' l'appello di un gruppo di cattolici all'indirizzo di Papa Francesco pubblicato su The Remnant, quindicinale di orientamento cattolico tradizionalista pubblicato in Usa. Anche se i suoi redattori non sono affiliati a un particolare istituto o gruppo tradizionalista ma vengono dichiarati ortodossi della fede. Fondato nel 1968, è il più antico giornale cattolico tradizionalista negli Stati Uniti. Il Remnant si sforza di aderire alla dottrina cattolica in ogni aspetto del suo giornalismo.
Non è la prima volta che il giornale critica il Pontificato di Bergoglio ma oggi lo fa con una petizione pubblica lanciata da alcuni cattolici che richiamandosi a Celestino V arrivano a supplicare Francesco di rinunciare al ministero petrino per il bene della Chiesa. 

"Un numero crescente di cattolici, tra i quali anche diversi cardinali e vescovi - scrivono i firmatari dell'appello - cominciano a riconoscere che il suo pontificato, anch'esso il risultato di un'elezione inaspettata, è parimenti causa di grave danno per la Chiesa Cattolica. Purtroppo Lei ha dimostrato più di una volta un'aperta ed allarmante ostilità nei confronti degli insegnamenti, della disciplina e delle consuetudini tradizionali della Chiesa Cattolica, così come dei fedeli che cercano di difenderli, preoccupandosi invece di questioni sociali e politiche che esulano e trascendono dalle competenze di un Pontefice di Santa Romana Chiesa. Di conseguenza, i nemici della Chiesa si deliziano del suo pontificato, esaltandolo più di quanto abbiano fatto con tutti i suoi predecessori. Si tratta di una situazione insostenibile che non ha eguali nella storia della Chiesa. L'anno scorso - proseguono - parlando delle dimissioni di Papa Benedetto, Lei ha dichiarato “farei lo stesso”, qualora un giorno non si sentisse più in grado di esercitare il suo ministero. Nel primo anniversario delle dimissioni di Benedetto, lei ha invitato i fedeli“a pregare insieme con me per Sua Santità Benedetto XVI, un uomo di grande coraggio e umiltà. È con non poca trepidazione e con rispetto filiale, consci di agire sotto lo sguardo di Dio Onnipotente che ci giudicherà tutti nel Giorno del Giudizio, che imploriamo rispettosamente Sua Santità di cambiare rotta per il bene della Chiesa e la salvezza delle anime. Altrimenti - concludono - non sarebbe forse meglio per Lei rinunciare all'ufficio Petrino, piuttosto che presiedere su quello che minaccia di diventare un compromesso catastrofico per l'integrità stessa della Chiesa Cattolica?"

Fin qui la lettera che tuttavia appare nei toni decisamente eccessiva e per certi versi fuori luogo, anche perché un Papa non dovrebbe mai rinunciare al trono di Pietro se non per gravi e più che giustificati motivi. Probabilmente li ha avuti Benedetto XVI e nessuno sta qui a giudicare la legittimità di un atto tanto dirompente che ha provocato uno stato di fatto inedito, primo caso nella storia; la convivenza di due papi sotto il Cupolone di San Pietro. 
Ad ogni modo, appare evidente come il pontificato di Bergoglio sia sempre più oggetto di critiche e di controverse. Si dirà che tutto sommato le critiche le hanno sempre avute tutti i papi ma forse mai come questa volta la critica è concentrata su un presunto scontro fra magistero e dottrina. Insomma Wojtyla e Ratzinger venivano criticati dal mondo laico perché decisi a difendere la dottrina e i principi etici dalle aggressioni del mondo nichilista e relativista. E' invece la prima volta che un Pontefice sta sotto accusa perché considerato troppo amico di quel mondo al punto da piacere più agli atei che ai credenti, ai protestanti che ai cattolici, ai laicisti anticlericali che al clero stesso. 
Nell'appello si fa riferimento ad esempio all'eccessiva attenzione che Francesco riserverebbe ai temi ambientali e sociali, cui farebbe da contraltare una pressoché assente attenzione alla difesa della vita umana, sul contrasto all'aborto e all'eutanasia, tutti temi che Francesco avrebbe addirittura definito "ossessioni". 
Punti di vista ovviamente cui però sembra fare da campanello d'allarme anche la scarsa partecipazione finora registrata di fedeli alle cerimonie di apertura del Giubileo straordinario sulla misericordia. Numeri comunque importanti ma decisamente scarsi rispetto alle affluenze che si erano registrate in Piazza San Pietro nel 2000 quando Giovanni Paolo II aprì la porta santa. Si dirà che quindici anni fa non c'era così imponente la minaccia del terrorismo islamico che, comunque la si pensi, sta scoraggiando il pellegrinaggio verso Roma come dimostrato anche dalle numerose disdette ricevute dopo gli attentati di Parigi da diversi alberghi romani situati nei pressi del Vaticano. Ma non sarà che a contribuire ci sta pure quel senso di sfiducia che tanti cattolici sembrano nutrire nei confronti di un Pontificato che sembra sempre di più rivolto a riformare, cambiare, rinnovare in un'epoca in cui sarebbe invece opportuno ribadire, difendere e riconfermare l'affermazione di certi principi? 
Ma è anche vero che la Chiesa è "comunità di peccatori" e dovrà imparare ad accettare il cammino di ognuno.

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