Renzi, sport come allenamento contro il terrore: "Non ci chiuderemo in casa"

15 dicembre 2015 ore 16:10, Americo Mascarucci
Renzi, sport come allenamento contro il terrore: 'Non ci chiuderemo in casa'
Lo sport come antidoto alla paura. 
Il premier Matteo Renzi ha partecipato alla cerimonia del Coni per la premiazione dei Collari d’Oro e in questa sede ha annunciato la volontà di sfidare il terrorismo superando la paura. 
"Non vogliamo rassegnarci a chiuderci in casa" ha detto Renzi reduce per altro da una riunione importante sulla questione libica e la sicurezza in Iraq. 
"La specificità' italiana è quella di inserire accanto alla necessaria risposta diplomatica, alla risposta militare, una risposta tipicamente italiana che metta insieme cultura, valori e sport – ha detto il Premier – è cruciale a fianco ai grandi eventi, investire nelle periferie e nelle città. I primi 100 milioni li abbiamo messi. Non veniamo a dirvi cosa deve essere fatto e cosa non deve essere fatto. Vi chiediamo una cosa - ha aggiunto rivolto agli atleti e ai rappresentati del Coni - non sentitevi parte di un mondo a parte. Lo sport è un elemento costitutivo dell'identità italiana". 

Lo sport dunque come valore nazionale, come simbolo dell'Italia che non si arrende e vuole vivere nella normalità sfidando quanti puntano proprio sulla paura per limitare le libertà individuali. "Lo sport e' uno straordinario veicolo di socialità - ha aggiunto ancora Renzi - e' un pezzo della nostra strategia di risposta alla crisi internazionale che viviamo. Ci fidiamo del Coni, che e' il nostro punto di riferimento nello sport. Come Governo e come politica mettiamo i denari necessari, ma vi chiediamo di non sentirvi in un mondo a parte: lo sport e' una parte costitutiva dell'identità italiana". 
Un saluto speciale il Presidente del Consiglio lo ha poi rivolto alle forze di Polizia. "Devo portare le scuse ai campioni della Polizia - ha detto - perché il prefetto Pansa era con noi e vi benedice da lontano. Eravamo impegnati in questa riunione (quella sulla questione libica), per dire che la risposta italiana è una risposta di cui tutti noi dobbiamo essere degni e orgogliosi: i vostri colleghi, che corrono e lottano e si sfidano con voi, sono anche le donne e gli uomini che in tutto il mondo portano con onore la bandiera italiana in altre sfide. E vorrei che arrivasse innanzitutto il primo messaggio di vicinanza a costoro"
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