Debito Pubblico sfiora il record, ma dove sono finiti i tagli?

15 dicembre 2015 ore 16:26, Luca Lippi
Debito Pubblico sfiora il record, ma dove sono finiti i tagli?
A ottobre l’indebitamento è salito di 19,8 miliardi arrivando al massimo storico raggiunto lo scorso maggio, salendo a 2.211,8 miliardi, sfiorando il record storico di 2.218,2 miliardi. A comunicarlo è Bankitalia nel Supplemento “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”. Nei primi dieci mesi dell’anno, il debito pubblico è aumentato di 75,9 miliardi. Partiamo col dire che il debito pubblico è l’insieme del debito contratto dallo Stato nei confronti di chiunque (aziende, persone, banche) gli presti del denaro (spesso comprando titoli di stato, i famosi bond). Ma perché lo Stato si indebita? Semplicemente perché spende più di quanto incassa, andando così incontro al deficit. Detto questo, le motivazioni che sono state offerte ai media di questo aumento, da parte di Bankitalia sono che a far crescere il debito è stato "l'aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (17,7 miliardi; 81,7 miliardi a ottobre del 2015; 69,4 nel corrispondente periodo del 2014)", cui però si somma un incremento del fabbisogno del mese (2,1 miliardi). Con riferimento ai sottosettori, l'incremento del debito delle Amministrazioni pubbliche riflette sostanzialmente quello del debito delle Amministrazioni centrali (20,6 miliardi); il debito delle Amministrazioni locali diminuisce di 0,8 miliardi. Questo è banchese, e comunque neanche troppo comprensibile perché è un arrampicarsi sugli specchi. In realtà il debito aumenta perché da due anni si operano manovre senza un’adeguata copertura, si pianificano spese coprendole a bilancio con entrate presunte, e nonostante il Qe, il calo del costo delle materie prime, e anche l’aumento della pressione fiscale diretta e indiretta, il debito continua a crescere perché si continua a spendere più di quello che si incassa. Oltretutto il debito cresce anche perché su diversi titoli residui con tassi di interesse attivi le cedole sono pagate all’estero e quindi non rientrano in circolo nell’economia interna e non procurano alcun reddito appesantendo ulteriormente il bilancio dello Stato. Perché i titoli di stato sono in mani straniere? In realtà questo problema non è causa diretta dello stato italiano ma soprattutto è la conseguenza del meccanismo finanziario dell’euro. Spieghiamo meglio:  Tutto ruota attorno al sistema bancario nel senso che le banche comprano i bond del governo perché sanno che è la garanzia collaterale preferita dalla BCE, offrendo alla BCE i bond come garanzia collaterale, le banche ricevono nuove riserve e possono espandere il credito. Non solo, visto che i bond del governo sono ancora posseduti dalle banche, i governi devono pagare l’interesse alle banche che, a loro volta, pagano l'interesse sui prestiti di denaro che ricevono dalla BCE, la quale restituisce i suoi profitti ai governi. In altre parole: il governo spende più di quello che riceve in tasse. La differenza viene finanziata dalla Banca Centrale che cede il denaro alle banche che, in contropartita, comprano i bond. 

Nonostante i dettami dei burocrati europei nella gestione di questa criticità siano stati pedissequamente eseguiti, il nostro debito seguita a crescere a ritmi intollerabili perché la crisi economica, in buona sostanza la recessione, impedisce la riduzione del debito pubblico. Il meccanismo che s’innesca è che con la crisi il PIL diminuisce, dunque diminuiscono le entrate per lo stato (riduzione della base imponibile), quindi aumenta il deficit e con esso il debito. L’inflazione che è troppo bassa (per i non addetti ai lavori può sembrare un’affermazione “curiosa”) è un’altra causa di aumento del debito pubblico, una bassa inflazione o addirittura la deflazione (la situazione attuale) è causa d’incremento del debito pubblico. In pratica, un’inflazione alta favorisce la svalutazione della moneta e quindi il debito vale in termini reali molto di meno (noi non possiamo svalutare perché non abbiamo più la sovranità monetaria) e quindi il debito aumenta e basta! L’austerity è l’altro motivo di aumento del debito pubblico; purtroppo non si è rivelata “funzionale al raggiungimento dell’obiettivo che era la disciplina di bilancio”. Questa sarebbe la patetica giustificazione spesa da certi amministratori, di fatto la Scienza economica insegna che tagliare le tasse aumenta le entrate e si apre anche la finestra per abbassare il debito. Purtroppo la scelta adottata è quella di una politica fiscale restrittiva e quindi i consumi decrescono riducendosi drasticamente la base imponibile. La fantomatica riduzione delle tasse è stata finanziata con un aumento di ritenute indirette e quindi si soffoca il meccanismo, e ci dispiace per Bankitalia che deve difendere l’operato del Governo, ma il debito aumenta perché fra il dire e il fare c’è un mare “di buco”.

autore / Luca Lippi
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