Le parole della settimana: complotto, sfida, palude, foibe...

15 febbraio 2014 ore 12:15, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: complotto, sfida, palude, foibe...
Settimana popolata di pesanti parole, come minacce lontane che si avvicinano al galoppo. È incominciata con l’infausto vocabolo complotto (francesismo, da complot, in Italia da qualche secolo) e con vari suoi sinonimi, sparati senza risparmio dall’artiglieria delle news: congiura, e qui siamo al latino (coniuratio), ancora più pesante perché alla trama è aggiunto il giuramento; cospirazione: pure di origine latina (conspiratio) ma più morbida: cospirare, o latinamente conspirare alla lettera vorrebbe dire soffiare insieme, sussurrare insieme...
Parole comunque pesanti, rese ancor più pesanti dal fatto che le trame avrebbero visto al centro nientemeno che il Presidente della Repubblica, nell’ormai lontano e famigerato 2011 che portò, tra la primavera e l’autunno, a una serie di sconvolgimenti politici non proprio di ordinaria amministrazione. Il tutto, dalle rivelazioni Alan Friedman che sta lanciando un suo libro sull’argomento dove promette altre sorprese. Ed eravamo solo all’inizio della settimana... Il centro della settimana è occupato da un’altra, ancor più inquietante presenza verbale: sfida. Si sta parlando dello scontro tra Letta e Renzi, talmente ubriacante e ricco di sorprese da confondere persino Bruno Vespa, che nelle ore piccole di Porta a Porta conclude con un inaspettato “Retta e Lenzi”. Una sfida “interna al PD” (tutto, da un po’ di tempo a questa parte sembra essere “interno al PD”). Una sfida che sembra rinverdire rese dei conti del secolo passato: non tanto quella, scontata, tra D’Alema e Veltroni entrambi comunisti; quanto l’altra, ben più remota, tra Moro e Fanfani, entrambi democristiani, eterni duellanti, anche loro sul tema “uscire dalla palude”. Forse una crudele vendetta della Storia? Di fronte a questa, impallidisce ed è già quasi dimenticata l’altra sfida verbale della settimana, quella tra John Elkann e Diego Della Valle: “Nano rispetto ai concorrenti”, dice Elkann a Della Valle; “Impara cosa vuol dire lavorare”, poi, ancor peggio, “la tua famiglia ha preso quello che ha voluto dall’Italia ed è scappata nella penombra” risponde Della Valle a Elkann. Su tutto questo bailamme, su questo mare tempestoso e sotto questo cielo minaccioso, viene a galla una parola solitaria, sganciata dai fatti della cronaca, come un relitto che non si decida a scomparire tra le onde. È la parola foibe. Cosa sono? Cosa furono? Che c’entrano con l’attualità? Ah, già: 10 febbraio, Giornata del Ricordo. Come un gavitello continuamente inghiottito, la parola foibe continuamente riemerge nel mare turbinoso della memoria collettiva, e sembra lì per ripeterci: “Non dimenticate... non dimenticate... non dimenticate...”
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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