Siria, dai raid alle telefonate fra Putin e Obama: i due rivali si stanno fiutando

15 febbraio 2016 ore 9:56, Americo Mascarucci
Siria, dai raid alle telefonate fra Putin e Obama: i due rivali si stanno fiutando
Sarà la volta buona? 
Putin e Obama si sono parlati al telefono e hanno manifestato entrambi la volontà di raggiungere una mediazione in Siria dopo gli scontri delle ultime settimane, causati dai sempre più massicci raid aerei russi per agevolare la riconquista dei territori da parte degli eserciti fedeli al presidente Bashar Al Assad. 
Entrambi durante il colloquio telefonico, avrebbero sottolineato l'importanza dell'attuazione dell’accesso umanitario nelle aree assediate del Paese. "Obama ha parlato al telefono con il presidente russo Vladimir Putin per discutere le decisioni e gli accordi presi nel corso della riunione dell’11 febbraio del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria e per sottolineare l'importanza di una rapida attuazione dell’accesso umanitario nelle aree assediate della Siria e l’avvio di una cessazione delle ostilità a livello nazionale", si legge nella dichiarazione della Casa Bianca. 
Tuttavia gli Stati Uniti hanno anche chiesto che la Russia cessi le ostilità contro i ribelli siriani che combattono Assad interrompendo gli attacchi aerei contro le postazioni dell’opposizione sunnita che invece, secondo Usa, Turchia e Arabia Saudita, Mosca avrebbe volutamente colpito per rafforzare il regime di Damasco. 
Putin ha manifestato l'esigenza  "di creare un fronte comune contro il terrorismo. È stata poi in particolare sottolineata la necessità di stabilire contatti di lavoro tra i ministeri della Difesa russo e statunitense, che consentano la lotta sistematica contro lo Stato Islamico e le altre organizzazioni terroristiche", si legge nella nota del Cremlino. 
Dunque unità d’intenti contro l’Isis ma sembrerebbe permanere la distanza sul futuro del Paese e sul destino di Assad. Ad ogni modo il dialogo c’è, è in piedi, così come la volontà di combattere il terrorismo. Anche se poi nei fatti fino ad oggi questa unità non si è vista complice proprio la divergenza di fondo sul destino del dittatore e sul ruolo dell’opposizione siriana. 
Il primo ministro russo, Dmitry Medvedev, ha assicurato che Mosca "non ha intenzione di rimanere in Siria per sempre. La Russia sta portando avanti una missione specifica nel paese che si basa sulla richiesta di Assad. Pertanto, non sarà lui a decidere la scala del coinvolgimento militare russo, ma lo faranno le autorità russe" ha spiegato Medvedev.
Insomma, la Russia almeno per ora non intende abbandonare Assad al suo destino, almeno fino a quando la sua permanenza al potere sarà funzionale agli interessi geopolitici di Mosca.
Per il momento quindi al di là delle telefonate amichevoli gli interessi geopolitici di Usa e Russia non sembrerebbero ancora convergere.

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