Tumori, dal biochip alla biopsia digitale: la prevenzione è sempre più hi-tec

15 febbraio 2016 ore 10:46, Micaela Del Monte
La tecnologi ha ormai un ruolo molto importante nel mondo delle diagnosi mediche e nell'individuazione di patologie che si nascondo nel nostro sistema. Così dopo la fotografia dell'emicrania che ha svelato cosa accade nel nostro cervello quando questo tipo di mal di testa ci fa impazzire dal dolore e dopo l'invenzione del biochip, il filtro che consente di identificare e eliminare le cellule cancerogene e che potrebbe impedire la diffusione del cancro agli altri organi, arriva anche la biopsia digitale.

Tumori, dal biochip alla biopsia digitale: la prevenzione è sempre più hi-tec
A metterla a punto sono stati i ricercatori della Silicon Biosystems di Bologna, che con il loro DEPArray consentiranno quindi di poter analizzare singolarmente le cellule presenti nel tumore sfruttando metodiche di sequenziamento del Dna di nuova generazione e digitalizzando il campione. L'invenzione bolognese consente quindi di trasferire l'ambito delle biopsie ad una sfera hi-tech in cui ad ogni cellula viene a corrispondere un pixel, di modo da poter osservare nel dettaglio le mutazioni genetiche in atto andando a prelevare una porzione di tessuto organico ridotta, in modo meno doloroso ed invasivo. Ideato per studiare le cellule tumorali rare presenti in campioni di sangue, liquidi, il DEPArray è stato ora sperimentato su tumori solidi; i risultati dei test, pubblicati su Scientific Reports, hanno dimostrato che il suo impiego permette di analizzare con maggior precisione le alterazioni specifiche delle cellule maligne, altrimenti a rischio di sottostima a causa dell'impurità tipica delle biopsie, formate da un mix tra cellule sane e cellule tumorali.

"Grazie alla nostra tecnica – ha spiegato il coordinatore allo studio Nicolò Manaresi - possiamo disgregare la biopsia fino ad avere una sospensione di cellule libere che vengono passate nel sistema per essere digitalizzate una per una. In pratica, ciascuna cellula diventa una sorta di pixel che può essere monitorato con estrema precisione, consentendo di eliminare il rumore di fondo presente quando le cellule tumorali sono poche o quando non tutte esprimono le stesse mutazioni".

"Con il nuovo test sarà possibile digitalizzare le cellule tumorali di un campione anche microscopico, analizzarle una a una isolandole come gruppi omogenei e mapparne il genoma mettendolo a confronto con quello delle cellule sane presenti nella biopsia", ha spiegato Gianni Medoro, ideatore del progetto.

Grazie all'accordo raggiunto dalla ditta bolognese e il colosso coreano Macrogen, la diffusione della nuova tipologia di indagine hi-tech pare avvicinarsi a grandi passi e, con essa, un futuro in cui le biopsie riusciranno a produrre esiti chiari in tempistiche molto più limitate, andando a limare il coefficiente di imprecisione che ancora avvolge al pratica e che spesso si traduce nella genesi di ansie inutili. Non è solo l’azione tempestiva che permette di curare al meglio un paziente, ma anche la scelta oculata della terapia in base al tipo di tumore permette di ottenere risultati migliori. Le cellule cancerogene spesso si modificano dando luogo a sottotipi tumorali. Essere in grado di vedere le più disparate popolazioni cellulari permette di avere un’idea precisa del potenziale di generazione delle metastasi. Questo consente anche di scegliere farmaci e terapie che possano andare dritte all’obiettivo.

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