E' l'anno delle scoperte made in Italy: ora fari sui macrofagi contro la leucemia linfatica cronica

15 febbraio 2016 ore 11:28, Americo Mascarucci
E' l'anno delle scoperte made in Italy: ora fari sui macrofagi contro la leucemia linfatica cronica
Sono sempre di più le scoperte made in Italy in campo scientifico, con importanti risultati nella ricerca, nella prevenzione e nella lotta alle malattie.
L'ultima scoperta in ordine di tempo riguarda la leucemia linfatica cronica. Un gruppo di scienziati dell'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, ha individuato una nuova terapia che mira a combattere la malattia del sangue più diffusa in Occidente. Gli studiosi hanno dimostrato che la crescita delle cellule leucemiche è alimentata dai macrofagi, (quando la cura passa per la genetica) cellule del sistema immunitario normalmente deputate alla difesa dell'organismo dalle infezioni. La malattia regredisce in assenza dei macrofagi.
"Bloccare queste interazioni, solo in parte bersagliate dalle terapie convenzionali - spiega il professor Federico Caligaris, direttore scientifico di Airc - rappresenta la chiave di volta per mettere a punto nuove terapie efficaci contro l'evoluzione del tumore".
"Abbiamo studiato lo sviluppo della leucemia in vari modelli sperimentali, osservando che la malattia non progredisce o addirittura regredisce in assenza dei macrofagi, - aggiunge la dottoressa Maria Teresa Sabrina Bertilaccio, ricercatrice presso l'Irccs Ospedale San Raffaele. - La nostra speranza - conclude - è che i pazienti affetti da malattie linfoproliferative possano beneficiare in futuro di questi nuovi approcci terapeutici".
Dicevamo dunque dei progressi che la medicina sempre più frequentemente registra grazie alla professionalità dei ricercatori italiani con vere e proprie terapie "made in Italy".
Ecco alcuni esempi:
E' sempre di queste ore la notizia dell'arrivo della biopsia digitale, nuova frontiera del digitale nella lotta ai tumori. 
A metterla a punto sono stati i ricercatori della Silicon Biosystems di Bologna, che con il loroDEPArray consentiranno di poter analizzare singolarmente le cellule presenti nel tumore sfruttando metodiche di sequenziamento del Dna di nuova generazione e digitalizzando il campione. L'invenzione bolognese consente quindi di trasferire l'ambito delle biopsie ad una sfera hi-tech in cui ad ogni cellula viene a corrispondere un pixel, di modo da poter osservare nel dettaglio le mutazioni genetiche in atto andando a prelevare una porzione di tessuto organico ridotta, in modo meno doloroso ed invasivo. Ideato per studiare le cellule tumorali rare presenti in campioni di sangue, liquidi, il DEPArray è stato ora sperimentato su tumori solidi; i risultati dei test, pubblicati su Scientific Reports, hanno dimostrato che il suo impiego permette di analizzare con maggior precisione le alterazioni specifiche delle cellule maligne, altrimenti a rischio di sottostima a causa dell'impurità tipica delle biopsie, formate da un mix tra cellule sane e cellule tumorali.

E poi ancora: nuove prospettive nel campo della ricerca per la lotta ai tumori sono possibili con l’utilizzo di terapie sempre più personalizzate; questa la novità introdotta nel comparto oncologico da "Deparray System" strumento donato all’ospedale Meyer di Firenze dal Gruppo Menarini. 
Questa apparecchiatura innovativa è stata infatti brevettata da due ingegneri italiani che lavorano presso la Silicon Biosystems, azienda del gruppo con sede a San Diego in California. 
In pratica ci si troverebbe di fronte ad un vero e proprio “detective” tecnologicamente avanzato capace di analizzare i meccanismi genetici  estraendo da liquidi organici singole cellule rare circolanti, come appunto le cellule tumorali. 
"Poter affidare questa tecnologia – spiega Lucia Aleotti, presidente del Gruppo Menarini - alle mani esperte dei ricercatori del Meyer è per noi motivo di grande fierezza perché sarà a disposizione dei piccoli pazienti". 
Nel reparto di oncologia del Meyer hanno già individuato  il metodo migliore e più efficace di utilizzare lo strumento che interverrà sia sui tumori ma anche sui meccanismi post trapianto. 
Una ricerca interamente italiana ha poi scoperto tre nuove classi di molecole efficaci contro i casi più critici di artrite reumatoide: è stata portata avanti dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico "Agostino Gemelli” di Roma in collaborazione con colleghi dell’Istituto di Chimica del Riconoscimento Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Icrm-Cnr) di Roma. Le tre molecole, già coperte da brevetto, diventeranno un farmaco grazie all'azienda farmaceutica italiana Galsor Srl.
Insomma l'Italia oltre che Paesi di poeti, santi e navigatori adesso può vantare un altro primato. Quello di avere degli ottimi ricercatori capaci di fornire nuove soluzioni nella prevenzione e nel contrasto alle malattie e nella ricerca delle più efficaci metodologie di cura attraverso la sperimentazione di nuovi ed innovativi farmaci. Scusate se è poco. 

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