Siria, M. Fini: "Guerra a Isis per colpire nemici di sempre. Molti così dal Califfo, forse lo farei anch'io"

15 febbraio 2016 ore 12:51, Americo Mascarucci
Siria, M. Fini: 'Guerra a Isis per colpire nemici di sempre. Molti così dal Califfo, forse lo farei anch'io'
"I bombardamenti aerei in Siria producono una sola conseguenza, ossia quella di rafforzare l'Isis. La telefonata fra Obama e Putin non risolve nulla perché ognuno in Siria continua a giocare la sua partita. La guerra all'Isis si sta rivelando un pretesto per colpire i nemici di sempre".

Il giornalista e scrittore Massimo Fini, esperto di questioni mediorientali, accetta di parlare con noi della crisi siriana e della novità delle ultime ore, ossia la telefonata fra Putin e Obama che sembrerebbe smentire quella "guerra fredda" in atto fra Usa e Russia. E' stato per altro il ministro degli Esteri di Mosca Dmitri Medvedev a parlare di nuova guerra fredda in relazione ai rapporti fra il Cremlino da una parte, l'America e la UE dall'altra.

Fini, siamo davvero in una nuova guerra fredda oppure la telefonata Obama-Putin è un importante segnale di disgelo?
Non mi pare che ci sei un disgelo. C’è la Russia che ha preso potere in Siria e non mollerà la presa. Gli americani esitano ad intervenire e non sanno che pesci pigliare. Questa è la realtà

Quindi si va verso una nuova guerra fredda?
Assolutamente no, a nessuna delle due parti conviene. La questione del resto è prettamente locale. In Siria si sta verificando uno scontro fra le varie forze in campo nell'ambito del quale ognuno giocherà la sua partita. Gli americani sono in difficoltà perché erano partiti dicendo che Assad doveva andarsene, doveva lasciare il potere cosa che però, anche grazie al soccorso della Russia, non avverrà. Inoltre gli americani non sono in grado di schierare truppe di terra. I turchi intanto fanno il loro gioco contro Assad e contro i curdi e il Califfo se la ride. Perché in questa partita a scacchi dell'uno contro tutti, l'Isis si rafforza. 

Dunque non è vero che l'Isis sta per essere sconfitta? 
Non è vero per una semplice ragione. L'Isis è mobile, non è localizzata soltanto in Siria. Se perde qualcosa ad Aleppo conquista altro in Iraq o in Libia tanto per dire. Questa guerra è destinata a spostarsi da uno scacchiere ad un altro. E' questo che secondo me molti continuano ad ignorare. Qui nessuno ha capito che l’Isis non si combatte cacciando via le sue milizie da una zona o da un'altra perché qui il problema è mondiale, riguarda la Russia che ha le ex repubbliche sovietiche a maggioranza musulmana, riguarda l'Europa per l'alto numero di cittadini islamici che vi risiedono, e riguarda pure l'America. E allora, l'Isis non si sconfigge liberando una città, perché chiuso un fronte se ne aprirà subito un altro.

Restando in Siria, intanto Obama ha chiesto a Putin di non bombardare più le postazioni dei ribelli siriani.
Ognuno gioca le sue carte. I ribelli siriani che avevano iniziato la guerra ad Assad sono già spacciati. Molti sono confluiti nell' Isis mentre i pochi rimasti, i cosiddetti laici, sono destinati a restare schiacciati nello scontro fra la Russia e l'Isis.

Quindi ha ragione il presidente russo a sostenere che i ribelli siriani anti Assad e l'Isis sono la stessa cosa?
La Russia è interessata a non vedere la differenza fra opposizione siriana e Isis, così come la Turchia è interessata a non vedere quella fra Isis e curdi. Ankara con il pretesto di combattere Isis continua a massacrare i curdi che sono per la Turchia un problema, così come Russia e Iran lavorano per Assad, colpendo, insieme alle milizie del Califfato, anche gli oppositori del regime di Damasco.

Ma a questo punto chi combatte veramente Isis?
L’Isis non si combatte con operazioni di aviazione perché queste producono effetti controproducenti. In primo luogo fanno scappare le popolazioni civili verso altri luoghi, in secondo rafforzano l'Isis perché alla fine di fronte alle bombe che distruggono le città e provocano centinaia di vittime fra i civili obbligando i superstiti a fuggire, molti finiscono per aderire e sostenere l'Isis. Chissà, forse lo farei anch'io. 

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