Il salto del Grillo fuori dal simbolo: la rete sovrana spodesta il re del MoVimento

15 febbraio 2016 ore 14:47, Lucia Bigozzi
Prima “l’urlo” (Vaffa-day) poi l’url (blog) ora tocca al simbolo. Evoluzione Grillo. Tutto via web. E così, se il leader del Movimento si “autospodesta” dalla tolda di comando e torna a teatro (stasera a Roma è soldout al Brancaccio), la Rete accoglie il suo passo fuori dal simbolo e lo certifica con un click. Le urne internettian-grilline di fatto, segnano un cambio di passo nella storia dei 5S che, di fatto non restano “orfani” (politicamente) del leader e neppure compiono un “grillicidio” , bensì aprono una nuova fase nella quale chi si è già fatto le ossa in parlamento dovrà dimostrare di essere in grado di tirare avanti il progetto di Grillo camminando con le proprie gambe. Il che può essere letto in due modi, a seconda delle latitudini politiche. C’è chi infatti accoglie la scomparsa del nome di Grillo dal simbolo come un fatto “storico”, una opportunità nel segno della “rivoluzione” anti-casta e anti-schemi avviata dal comico genovese. Della serie: dopo aver tracciato la via, è arrivato il momento del ‘largo ai giovani’. L’altra lettura, diametralmente opposta, dice che in realtà Grillo cambia tutto per lasciare tutto come sta, rispolverando di fatto il vecchio schema gattopardesco. 

Il salto del Grillo fuori dal simbolo: la rete sovrana spodesta il re del MoVimento
Insomma, secondo i detrattori dei 5Stelle la mossa del leader servirebbe a rendere più attrattivo il Movimento agli occhi di un elettorato che nella partita contro il Pd diventa una battaglia all’ultimo voto. Mossa tattica, dunque, perché a livello decisionale Grillo resta in sella. Le urne grilline invece sanciscono un dato che per certi aspetti taglia col passato, innesta una cesura nella tradizione ventennale (di cui Berlusconi è stato il massimo interprete e protagonista) dell’uomo solo al comando, ovvero del leader che si indentifica nel partito e viceversa, o se preferite, un partito o un movimento legato a doppio filo a una persona. Ma c’è una terza via, quella di chi sostiene che in realtà, il nuovo schema, sia visto in chiave anti-Renzi perché il Pd è e resta un partito a forte vocazione leaderistica. E considerato che nel centrodestra per quanto frastagliato, il leader è e resta Berlusconi, non Salvini (si è visto con i candidati sindaco di Milano e Roma, entrambi ‘portati’ dal leader di Fi), è possibile che la mossa di Grillo serva, ancora una volta a sparigliare. La notizia del passo indietro (o di lato) dell’artista genovese arriva, come sempre, via web ed è contenuta nel blog: accanto al nuovo simbolo senza il nome del leader, si spiegano le ragioni del nuovo logo.

“A seguto della votazione del 17 novembre 2015 e delle varie procedure burocratiche adottate presso il Parlamento italiano ed europeo, le regioni e i comuni oggi si conclude il processo per la modifica del logo del Movimento 5 Stelle”. Quindi si chiarisce che per la modifica è stato aggiornato anche il “non statuto” mentre il blog invita tutti gli eletti del movimento a cariche dello Stato a utilizzare da oggi esclusivamente il nuovo logo. Il simbolo che nella parola Movimento aveva la “V” maiuscola a significare quella del “Vaffa-day” fu presentato per la prima volta alle amministrative 2009. Il blog rimanda alle parole di Grillo e della sua volontà di lasciare campo libero agli altri: “Io ci ho messo la faccia, il nome e anche il cuore, ma oggi che il MoVimento 5 Stelle è diventato adulto e si appresta a governare l’Italia; credo che sia corretto non associarlo più a un nome, ma a tutte le persone che ne fanno parte”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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