Senza Champions via Mancini, ma crisi dell'Inter era scritta nei numeri

15 febbraio 2016 ore 20:31, Andrea De Angelis
Senza Champions via Mancini, ma crisi dell'Inter era scritta nei numeri
Più che pazza Inter, questa è una squadra terribilmente razionale. Una cioè che ha sempre segnato più o meno un gol a partita e che se ha rischiato di chiudere in testa il girone di andata è solo, o quasi, per merito del suo portiere che ha effettuato degli interventi (basti pensare a quello contro l'Atalanta) al di là di ogni più rosea immaginazione. Roba da cartoni animati, tanto per tornare agli Anni '90, quando ai tifosi sarebbe bastato però andare meno indietro nel tempo. 

Sia chiaro, secondo molti tra Mancini e Mourinho c'era solo una lettera in più, magari la "h". Invece quella lettera ora sa tanto di grido di aiuto (help) perché i trofei sono solo un miraggio e i risultati fanno parlare di una crisi nerissima. Vero, anzi verissimo. Ma il punto è che questa crisi targata anno nuovo è in realtà più vecchia. Lo dicono e lo dicevano i numeri e così torniamo a quei troppi "1-0", roba da record, ma tutt'altro che felice. Se infatti gli avversari riescono ad andare in goal la frittata è fatta. Vedi Carpi, vedi Milan, vedi ieri la Fiorentina. All'Inter non basta cioè più andare in vantaggio, magari tirando due volte in porta per frazione di gioco. Gli avversari hanno capito come affrontarla e i limiti della difesa stanno emergendo con il passare delle settimane. In una parola è troppo Miranda dipendente, ma a ben vedere da quando Mancini l'ha cristallizzata (con Nagatomo, ad esempio, titolare sulle fasce) paradossalmente la stessa è meno affidabile. Davanti poi non è bastato Eder a risollevare il reparto offensivo: l'attacco non punge e i dieci gol di Icardi non bastano. Anche Ljajic, tra i più positivi in autunno, vede ora le partite dalla panchina e lo stesso Perisic capace di risollevare la squadra a Verona non era nell'undici scelto per Firenze. Il motivo? Non chiaro, ma una cosa è certa: senza terzo posto Mancini va via. Impensabile non centrare l'obiettivo minimo in una stagione che ha visto l'Inter doversi concentrare solo sul campionato, ora poi che è fuori anche dalla Coppa Italia.

Più volte in passato avevamo sottolineato come il gioco della squadra di Mancini non fosse all'altezza di una squadra capace di lottare per il tricolore. Poco prima del derby hanno poi destato clamore le parole di Enzo Bucchioni riprese dall'editoriale scritto per Tuttomercatoweb. "Thohir non è contento di Mancini che gli ha fatto spendere molti soldi e continua a chiedere giocatori. Mancini non è contento del presidente che sembra sempre più defilato. Qualcuno dice che senza la Champions potrebbe anche mettere in vendita la società", scrive il direttore di QS. "In mezzo c'è il povero Ausilio che cerca ancora di portare a casa i giocatori che piacciono al mister.L'ultimo è Eder, di sicuro un ottimo attaccante. Ma vale di più di Jovetic e di Lijaijc? E' quello che si chiede anche Thohir che comunque farà anche l'ultimo sacrificio per cercare di andare in Champions e rientrare di 50 milioni di euro. Mancini vuole pure Soriano, la Samp ha bisogno di vendere, ma non è disposta a svendere. Vedremo", scrive ancora il giornalista e opinionista sportivo. Ma a lasciare potrebbe anche essere il tecnico, non nuovo a prendere simili decisioni: "Il nervosismo di Mancini chiarissimo nelle ultime settimane, non è un buon presagio, nasconde cattivi rapporti e forse anche uno spogliatoio non proprio ideale. Nessuna meraviglia se a un certo punto Mancini dicesse addio come ha fatto al City e al Galatasaray". Amen, ma non è Sanremo.
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