Civati (Pd): “Renzi vuole andare a votare a maggio. Tra lui e Letta un romanzo giallo. Il vero asse elettorale è con Verdini e Berlusconi"

15 gennaio 2014 ore 18:51, Lucia Bigozzi
Civati (Pd): “Renzi vuole andare a votare a maggio. Tra lui e Letta un romanzo giallo. Il vero asse elettorale è con Verdini e Berlusconi'
Profezia-Civati: “Penso che Renzi voglia andare a votare a maggio”. Legge elettorale: “Alla fine chiuderà l’accordo con Berlusconi e Verdini sul modello spagnolo”. A Intelligonews Pippo Civati,  parlamentare dem descrive la linea del segretario come la trama di un “romanzo giallo” leggendone le ultime mosse sia sul versante del governo che su quello della riforma elettorale. E in vista della direzione del Pd di domani, a Renzi dirà che…
Onorevole Civati, nell’intervista al Corsera prima e nella lettera alla Stampa oggi, Renzi dice che se Letta si logora è perché governa male o che Letta non si fida di lui. Non le sembrano giustificativi per smarcarsi sempre di più dal premier e dal governo delle ri-strette intese? «Sì è proprio così. Penso che Renzi voglia andare a votare a maggio, penso che quello che ha sempre negato ormai sia fin troppo visibile. Io sono d’accordo, l’ho sempre sostenuto, e se fossi in lui a questo punto lo direi invece di continuare a fare distinguo. Mi pare che anche la riconciliazione di cui si è parlato in questi giorni sia smentita dalle dichiarazioni successive. E siccome non si tratta di un romanzo giallo, noi vorremmo che ci fossero pagine chiare non solo pagine in controluce dalle quali interpretare se Renzi preferisce una cosa piuttosto che un’altra. Anche perché tutto ciò coinvolge il Pd e il governo del paese e tante cose dette in questi mesi che non sono state fatte. Se, invece, si decide di andare avanti e su questo come noto io sono scettico, allora si cambi direzione, perché come si dice: delle due l’una». Legge elettorale, Renzi era partito col modello sindaco d’Italia, poi sembrava orientato sul Mattarellum corretto: ambiguità anche su questo capitolo? «E’ un altro capitolo del romanzo giallo. Se ho capito bene, l’asse vero è con Verdini e Berlusconi sul modello spagnolo. Le voci che si rincorrono qui in Parlamento dicono questo. Non posso interpretare Renzi, ma l’impressione sul sistema elettorale è che alla fine la proposta sarà quella». Se così fosse, secondo lei sarebbe un modo per andare a votare a maggio insieme alle europee? «La probabile convergenza sulla legge elettorale rappresenta un indizio. Aspettiamo domani, Renzi parlerà in direzione e mi auguro lo faccia in modo chiaro sul governo e sulla legge elettorale». Lei come andrà in Direzione. Cosa dirà a Renzi? «Io sono perché questa questione del governo si chiarisca una volta per tutte, in secondo luogo sono perché sulla legge elettorale si scelga il Mattarellum del Senato con poche correzioni. Ho una proposta di legge di riforma del Senato che presentermo a Renzi e alla direzione del partito e ho proposte su come far ripartire la partecipazione interna al Pd perché per ora questo è affidato all’estro dei singoli». Sta dicendo che c’è solo la roccaforte dei renziani al comando? «Mi sembra che la vita del partito debba ripartire e che dobbiamo insistere su partecipazione e mobilitazione. Io farò proposte che non sono nell’ottica dello scontro e del conflitto ma alla ricerca di chiarezza secondo le motivazioni che ho sempre ribadito. E’ chiaro che abbiamo un’interlocuzione con un segretario votatissimo alle primarie, ma le mie idee e il mio pensiero continuerò a manifestarli come ho sempre fatto». Movimenti nella componente anti-renziana. Si parla di una riunione di bersaniani e dalemiani che stanno nell’area di Cuperlo con una sorta di divisione dei ruoli tra lo stesso Cuperlo e Fassina divenuto dopo le dimissioni l’antagonista del segretario. Cosa ne pensa? «Se fosse così sarebbe sbagliato. Cuperlo è il presidente di tutti e sono certo che vorrà essere così dal momento che ha fatto una scelta e non può essere il riferimento di un’area». E su Fassina? «Non lo so. E’ stato al governo lungamente con Letta difendendo il governo e la sua libertà di scelta …». Caso De Girolamo: venerdì il ministro riferirà in Parlamento; c’è un’interrogazione del Pd. Lei che idea si è fatto? «Ho già detto che non chiedo le dimissioni perché quando le chiedo non le danno…. E’ un problema politico più generale perché c’è anche il caso Alfano con le dichiarazioni di Procaccini». Ma c’è anche il “caso Faraone”. Sulla Cancellieri Renzi si era espresso per il passo indietro del Guardasigilli; crede farà altrettanto con Faraone nominato nella sua segreteria? «Posso dire di aver ricevuto anch’io a suo tempo un avviso di garanzia per la contestazione sui rimborsi quando ero consigliere regionale in Lombardia insieme alla maggiorparte dei colleghi. Per me la vicenda si è risolta molto velocemente; spero che Faraone possa fare la stessa cosa. Non è una questione giudiziaria, il ministro De Girolamo non è indagata e se uno riesce a spiegare può spiegare tutto; altrimenti diventa più complicato». E’ una questione di opportunità politica? «E’ una valutazione che sicuramente faranno Faraone e Renzi. Non mi sento nelle condizioni di dare consigli se non nel momento in cui emergessero cose diverse. E’ la stessa cosa che ho chiesto di fare a Letta sul caso Alfano e De Girolamo».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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