Le preferenze di Berlusconi per il Colle e il messaggio a Renzi

15 gennaio 2015 ore 16:14, Americo Mascarucci

renziberlusconi siCi risiamo, Silvio Berlusconi per il Colle invoca un candidato che non sia espressione della sinistra come a suo giudizio lo sarebbero stati gli ultimi tre presidenti (Scalfaro, Ciampi e Napolitano) ed ecco materializzarsi il fantasma di Gianni Letta.

Sì, perché ogni volta che l’ex Cavaliere pensa al Quirinale e sogna un presidente non di sinistra, inevitabilmente il pensiero non può che andare all’ex direttore del quotidiano Il Tempo, braccio destro di Berlusconi e sua “costola istituzionale”. Letta è l’uomo del dialogo, della mediazione, delle entrature nei salotti che contano, l’uomo che con il suo aplomb istituzionale, la sua moderazione, la sua aria da gentiluomo d’altri tempi è riuscito a rendere presentabile il berlusconismo anche laddove poteva risultare più indigesto.

Ma più che un presidente non di sinistra, forse Berlusconi sogna un presidente berlusconiano.

Non potendo essere lui direttamente il successore di Giorgio Napolitano sogna di mandare al Quirinale un fedelissimo: ruolo che non potrebbe mai ricoprire Letta che, nonostante l’amicizia e la lealtà sempre dimostrata verso l’ex premier, una volta al Colle non potrebbe mai essere un Berlusconi dipendente essendo come detto un uomo delle istituzioni.

Probabilmente dopo una settimana sarebbe con lui già ai ferri corti; come ci finì ad esempio Carlo Scognamiglio, presidente del Senato dopo le vittoriose elezioni del 1994, eletto con un solo voto di scarto su Giovanni Spadolini, fortemente voluto da Silvio e da questi disconosciuto nel giro di poche settimane con l’accusa di “collusione” con l’allora capo dello stato Oscar Luigi Scalfaro; come ci è finito Marcello Pera, anche lui eletto alla guida di Palazzo Madama dopo la seconda grande vittoria del centro destra nel 2001 e anche lui presto non più gradito allo sponsor numero uno, forse perché da buon filosofo era troppo propenso a rivedere le proprie idee e i suoi giudizi (come dimostra il suo avvicinamento al mondo cattolico dopo anni passati nella difesa del laicismo duro e puro); per non parlare di Paolo Bonaiuti storico portavoce del Cavaliere che ha sbattuto la porta e se ne è andato dopo essersi visto scalzato nel suo ruolo da Daniela Santanché; ed infine Renato Schifani, terzo presidente del Senato dopo le ultime elezioni vinte dal centro destra nel 2008 e oggi si dice “innominabile” alla corte di Berlusconi.

Ma anche con i presidenti della Repubblica va detto l’ex premier non ha avuto molta fortuna. A parte Scalfaro che se lo ritrovò praticamente sulle spalle, essendo stato eletto due anni prima della sua discesa in campo e con il quale fu guerra aperta e senza tregua, Carlo Azeglio Ciampi la spuntò alla prima votazione con l’appoggio del centrodestra. Oggi Berlusconi ne parla come di un presidente fazioso, comunista (sic), nemico del suo governo, uno di quelli tanto per intenderci che gli ha sempre remato contro.

Eppure fui lui in accordo con l’allora segretario dei Ds Walter Veltroni ad “inventare” la candidatura Ciampi nel 1999 con il chiaro intento di spezzare l’asse D’Alema – Marini (nel senso di Franco all’epoca segretario del Partito Popolare italiano che sognava la successione a Scalfaro). Napolitano non ebbe i voti del centrodestra quando fu eletto la prima volta nel 2006 ma la sua ricandidatura un anno e mezzo fa, da chi fu richiesta a gran voce? Da Berlusconi naturalmente che vedeva in lui il garante delle larghe intese, l’uomo che nel nome dell’unità nazionale e dei supremi interessi del Paese avrebbe potuto anche fermare l’azione della magistratura nei suoi confronti (convinzione che diventò pia illusione con la conferma della condanna per frode fiscale inflitta dalla Cassazione nell’agosto del 2013).

All’epoca scrivemmo che con la rielezione di Napolitano al Colle l’ancien regime cercava di sopravvivere, dopo che il trionfo di Grillo alle elezioni politiche aveva chiaramente evidenziato il malessere diffuso e generalizzato degli italiani nei confronti di tutta la politica.

Oggi la palla sta tutta in mano a Renzi, Presidente del Consiglio ma soprattutto segretario del primo partito italiano. I nomi che stanno circolando in queste ore, da Mattarella a Castagnetti, da Veltroni a Bassanini, da Franceschini a Grasso assomigliano tanto al tentativo di nascondere il jolly a sorpresa da tirare fuori al momento opportuno.

Tutti candidati quelli in ballo in questi giorni che sembrano buttati in pasto alla stampa al solo scopo di bruciarne le chance, uno dietro l’altro, ad iniziare forse da Giuliano Amato che tutti dicono gradito a Berlusconi. Se Renzi vorrà tenere in vita il patto del Nazzareno non potrà che individuare un candidato che abbia il gradimento da Arcore; in caso contrario potrà anche tentare una candidatura di rottura strizzando l’occhio ai 5stelle. Staremo a vedere. Nel centrodestra tuttavia c’è forte fermento. Anche perché il candidato fra quelli ritenuti più graditi a Berlusconi, in realtà sarebbe il meno “amato” fra gli azzurri e potrebbe non essere il solo.

Americo Mascarucci  

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