Tumore al fegato, la terapia contro le metastasi "risveglia" le difese immunitarie

15 gennaio 2016 ore 12:59, Americo Mascarucci
Un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, guidati dal dottor Giovanni Sitia, responsabile dell’Unità di Epatologia Sperimentale, in collaborazione con il professor Luca Guidotti, vice direttore scientifico e capo dell’Unità di Immunopatologia e con il professor Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica, ha messo a punto un nuovo approccio terapeutico alla lotta contro il tumore al colon. 
Questa metodologia sfrutta l’ingegneria genetica sulle cellule staminali al fine di poter utilizzare altre cellule del sangue per contrastare efficacemente le metastasi. La metodologia in fase di studio in pratica consentirà di “ritoccare” il Dna delle cellule guardiano del sistema immunitario (i macrofagi) dotandole di una nuova molecola chiamata l’Interferone Alfa prodotta dall’organismo in risposta alle infezioni. 
Si tratta di una molecola molto potente per contrastare il cancro al fegato ma al momento impossibile da somministrare nell’organismo a causa delle sue proprietà tossiche. I ricercatori del San Raffaele hanno dunque pensato di usarla in modo mirato esclusivante in direzione dei macrofagi, cellule del sistema immunitario circolanti nel sangue che vengono richiamate in grandi quantità nel tumore.
Precedenti ricerche hanno evidenziato infatti come i macrofagi, cellule ematiche che derivano dai globuli bianchi e normalmente presenti nel sangue in bassa frequenza, sono richiamati dal circolo sanguigno in grande numero quando si scatena il tumore. Gli scienziati del San Raffaele hanno pensato di usare proprio i macrofagi come armi per esercitare funzioni anti tumorali.
Con questa nuova metodica, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Embo Molecular Medicine, i macrofagi ingegnerizzati, richiamati nei pressi delle metastasi, producono interferone che accumulandosi nel fegato e in particolare nelle zone cancerose può esercitare la sua funzione anti-tumorale, evitando gli effetti tossici della somministrazione sistemica.
Infatti il virus che consente di inserire il gene anti-tumorale nelle staminali è stato disegnato in modo da assicurare che si attivi solamente sui macrofagi.
"Una volta nel fegato, l’interferone agisce sul microambiente epatico, riducendo precocemente la crescita e la colonizzazione metastatica e, in seguito, favorendo la risposta immunitaria contro le metastasi da colon-retto - spiega Giovanni Sitia - Abbiamo inoltre verificato che l’ingegnerizzazione dei macrofagi, e la conseguente produzione specifica di interferone, è in grado di conferire protezione a lungo termine, senza causare apparenti effetti collaterali o incapacità a rispondere adeguatamente a infezioni virali sistemiche. Questi risultati forniscono una prova incoraggiante dell’efficacia e sicurezza della strategia nei modelli sperimental - , continua Sitia - È ora necessario effettuare ulteriori studi volti a valutare quali pazienti con metastasi epatiche da tumori del colon-retto possano meglio beneficiare di questa terapia genica e preparare la sperimentazione clinica, che potrebbe cominciare tra qualche anno".
Tumore al fegato, la terapia contro le metastasi 'risveglia' le difese immunitarie
Dunque si è in presenza di un'ipotesi in fase di ricerca e di approfondimento ma se i risultati andranno nella direzione auspicata allora forse anche il cancro al fegato potrebbe non essere più un male difficilmente contrastabile. 


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