Papa in Sinagoga: tutto pronto per il terzo Pontefice in visita

15 gennaio 2016 ore 15:15, Luca Lippi
Domenica 17 gennaio il Santo Padre Francesco alle 16 si reca in visita al Tempio maggiore in Roma, a proposito della scelta della data Bruno Forte presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso  dice: “La data del 17 gennaio fu scelta perché precedeva immediatamente quella della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) e in tal modo sottolineava che la fede d’Israele è la radice santa del cristianesimo e dell’unità che Cristo vuole fra i suoi discepoli. La scelta di quella data per la visita di Papa Francesco alla Sinagoga di Roma evidenzia l’importanza che Egli attribuisce all’amicizia ebraico-cristiana e al dialogo in cui essa si esprime”. Forse sarà un caso ma è utile ricordare che il 17 gennaio, è la data che ricorda la chiusura del campo di concentramento nazista di Auschwitz, oltre che la giornata scelta in Italia per celebrare i rapporti tra cattolici ed ebrei.

Papa in Sinagoga: tutto pronto per il terzo Pontefice in visita
Francesco è il terzo Pontefice, dopo Giovanni Paolo II nel 1986 e dopo Benedetto XVI nel 2010 a compiere la visita nella Sinagoga. A tale proposito Di Segni ricorda la visita di Giovanni Paolo II come uno sparti acque nei rapporti ebraico-cristiani, ricorda quella di Benedetto XVI come la continuità e interpreta la visita di domenica prossima di Francesco come la visita del “Papa del popolo di Dio”. Giovanni Paolo II coraggiosamente ha abbattuto ogni barriera durante il suo pontificato, ha agito concretamente per un riavvicinamento tra Chiesa ed Ebraismo, peraltro già avviato proprio da Giovanni XXIII, che nel 1959 benedì i fedeli che un sabato uscivano dal Tempio maggiore, e volle la soppressione dell’espressione “perfidi giudei” nella liturgia del Venerdì Santo. Il cuore di quell’incontro fu in questa affermazione divenuta celebre all’interno di un ampio discorso di amicizia e fraternità: “la Chiesa di Cristo scopre il suo legame con l’Ebraismo scrutando il suo proprio mistero. La religione ebraica non ci è estrinseca, ma in un certo qual modo, è intrinseca alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori”. La definizione di Fratelli maggiori non è reputata corretta da Di Segni che serenamente privilegia la libertà per ciascuno di definirsi come crede. Domenica sarà la grande festa della continuità.

autore / Luca Lippi
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