Sesso caschi blu con bambini, Ginevra in subbuglio

15 giugno 2015, intelligo
di Raffaele Mancino

Sesso caschi blu con bambini, Ginevra in subbuglio
Non si respira un clima sereno alle Nazioni Unite. La questione della responsabilità penale per gli atti commessi dai famosi caschi blu
 è tornata alla ribalta. E' stato The Guardian tra i primi a rilasciare parte di un rapporto confidenziale riguardante presunti abusi sessuali commessi su minori da militari francesi in missione nella Repubblica Centrafricana. 

Il documento, intitolato “Abusi sessuali su bambini da parte delle forze armate internazionali” e fatto filtrare senza autorizzazione da un dipendente dell’ONU di Ginevra, Anders Kompass, pare contenere testimonianze dirette e raccapriccianti di bambini dai 9 ai 13 anni che avrebbero subìto abusi sessuali in cambio di scorte di cibo. I fatti sarebbero avvenuti tra dicembre 2013 e giugno 2014 nel campo per rifugiati dell’aeroporto di M’Poko, nella capitale centrafricana, e vedrebbero coinvolti 14 militari francesi.

La situazione, che in un primo tempo rischiava di sfuggire di mano, inizia ad assumere contorni più definiti. Inizialmente le Nazioni Unite avevano immediatamente allontanato lo svedese Anders Kompass, responsabile della fuga di notizie, ma giorni fa il tribunale interno all’organizzazione aveva sospeso tale decisione, essendo ancora in corso un procedimento disciplinare nei suoi confronti. 

L’intero staff di Ginevra è ancora in subbuglio, tant’è che tutto il personale dipendente aveva tenuto una riunione eccezionale per discutere di come preservare la confidenzialità delle informazioni in possesso dell’organizzazione.

Anche le autorità francesi non erano rimaste inermi. Il Procuratore di Parigi aveva prontamente annunciato l’apertura di un’inchiesta contro ignoti per i presunti crimini commessi nella Repubblica Centrafricana da parte dei soldati francesi, alcuni dei quali dovevano essere identificati.

D’altronde, non sarebbe la prima volta che i caschi blu delle Nazioni Unite si rendono responsabili di atti illeciti nell’esercizio delle loro funzioni. Basti ricordare i casi del Congo, del Kosovo e della Bosnia, gli unici finora a essere stati ufficialmente riconosciuti e sanzionati. La questione è altamente delicata, soprattutto per ciò che riguarda chi dovrebbe essere responsabile per le azioni commesse dai peacekeepers, e far valere tale responsabilità nell’avvio e nella condotta dei necessari procedimenti disciplinari. 

Talmente delicata che una bozza di convenzione sulla responsabilità penale dei peacekeepers, capace di impedire l’impunità dei caschi blu per i reati commessi, è ferma da anni in seno a uno dei tanti comitati dell’Assemblea Generale dell’ONU.

Interessante notare come il progetto di Convenzione sia nato sulla base di un rapporto presentato esattamente dieci anni fa dall’attuale Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, Zeid Ra’ad al-Hussein, che all’epoca svolgeva l’incarico di Consigliere Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite. 

Che sia #lavoltabuona per un passo in avanti?
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