Repubblica Centrafricana e caschi blu: oltre lo scandalo degli abusi su minori

15 giugno 2015, intelligo
di Raffaele Mancino

Repubblica Centrafricana e caschi blu: oltre lo scandalo degli abusi su minori
Dopo lo scandalo degli abusi sessuali sui minori commessi da soldati francesi, un’altra scure si è battuta sull’intervento dell’ONU nella Repubblica Centrafricana.

Diverse testimonianze raccolte dall’Alto Commissariato per i Diritti Umani racconterebbero di sparizioni forzate, torture e uccisioni che sarebbero state compiute da soldati congolesi operanti nell’ambito della missione MISCA. In particolare, le Nazioni Unite lamenterebbero la scomparsa di undici persone, inclusi cinque donne e un bambino, avvenuta quindici mesi fa, su cui non è ancora stata fatta piena luce.

Pare infatti che, a seguito di un aspro scontro nella città di Boali tra un gruppo armato e il contingente congolese, le undici persone siano state arrestate e trasferite nella base militare gestita dal Congo dove alcuni testimoni le avrebbero sentite urlare per poi essere uccise. 

Un altro testimone sostiene di aver ricevuto richiesta di fornire alcune pale al comandante delle truppe e di aver visto dei convogli allontanarsi dalla base, diretti verso una vicina fabbrica abbandonata, la cui zona è stata poi dichiarata inaccessibile per diverse settimane con la scusa che vi fossero delle mine presenti nel terreno.

L’operazione MISCA, guidata dall’Unione Africana, è stata autorizzata nel 2013 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a causa del deteriorarsi della situazione nella Repubblica Centrafricana, dilaniata da scontri e violenze tribali che rischiavano di far precipitare il Paese in una situazione incontrollabile. Dopo diverse raccomandazioni da parte del Segretario Generale Ban Ki-Moon, è stata sostituita dalla missione di peacekeeping MINUSCA, con la quale l’ONU ha assunto direttamente il controllo e la gestione delle operazioni con il compito di proteggere i civili e sostenere il processo di transizione nello Stato africano.

Dopo aver visitato l’area interessata, i nostri esperti hanno notato una visibile ondulazione del suolo, supportando la tesi che quel terreno sia stato in qualche modo turbato” ha dichiarato l’Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, aggiungendo che “ci sono prove evidenti che i soldati congolesi siano responsabili delle sparizioni forzate, delle torture e delle uccisioni” commesse ai danni dei civili. “Chiediamo – conclude l’Alto Commissario – che la Repubblica Centrafricana, l’Unione Africana e la Repubblica del Congo avviino quanto prima un’indagine trasparente e imparziale che chiarisca la situazione e accerti le singole responsabilità”.
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