Ballottaggi, Di Stefano: “Modello Chieti da esportare per Fi. Uniti si vince..."

15 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Ballottaggi, Di Stefano: “Modello Chieti da esportare per Fi. Uniti si vince...'
Il ‘nuovismo’ fine a se stesso non porta da nessuna parte. La chiave di volta dei ballottaggi sta “nel progetto politico che il partito mette in campo e il suo rapporto con il territorio”. Così’ Fabrizio Di Stefano, parlamentare di Fi legge il voto amministrativo con Intelligonews, partendo da Chieti dove il giusto mix tra partito-territorio-candidato sindaco ha portato alla vittoria. Un ‘modello’ da esportare e del quale dovrebbe tenere conto Berlusconi. E a Salvini dice… 

Qual è il dato politico della vittoria in Abruzzo, a Chieti?

«In Abruzzo è andata decisamente bene soprattutto perché abbiamo dimostrato che un centrodestra coeso e compatto è in grado di battere una sinistra che, non dimentichiamo, solo dodici mesi fa ci aveva dato oltre venti punti di distacco alla Regione e ci aveva strappato la città di Pescara, proprio perché divisi. Oggi celebriamo un risultato importante, nonostante un centrodestra regionale che tutto ha fatto fuorchè favorire questo esito, commissariando il coordinamento provinciale proprio a inizio della campagna elettorale, creando un danno di immagine»

Cosa dice questo voto al centrodestra, partendo dal caso Venezia dove ha vinto Brugnaro, emerito sconosciuto alla politica?

«Ha detto bene: a Venezia ha vinto Brugnaro, emerito sconosciuto alla politica, ma non emerito sconosciuto alla sua città. Se il centrodestra non torna a stare tra la gente e a farsi apprezzare dalla gente con un proposta politica concreta e credibile, non può pensare che solo perché si è un nome in politica, poi si diventa appetibili anche nei confronti dei cittadini. Il centrodestra deve capire che la proposta politica che il nostro elettorato vuole, è fatta su progetti e coesione: i personalismi devono fare un passo indietro. Non è un caso che vinciamo dove siamo coesi o dove di raggiunge il ballottaggio in modo compatto, leggasi Venezia. Viceversa, prendiamo sconfitte sonore dove andiamo divisi e dimostriamo litigiosità, leggasi la Puglia. Non è un caso che vinciamo anche in Comuni importanti della Toscana e poi come lista, otteniamo risultati davvero microscopici. E’ evidente, allora, che oggi più che mai, è il rapporto tra l’espressione politica che il partito mette in campo e il territorio che determina la vittoria o la sconfitta di un partito, di uno schieramento».

Cosa risponde a chi sostiene che ancora una volta ha vinto l’antipolitica?

«E perché dovrebbe aver vinto l’antipolitica, forse per il consistente astensionismo? O perché hanno vinto personalità com,e Brugnaro a Venezia che sono fuori dal mondo politico? A Chieti Umberto Di Primio ha una lunga storia in politica eppure ha vinto. Ritengo che il rinnovamento possa pagare ma che non sia una chiave di volta della campagna elettorale. Viceversa, la capacità di una classe politica di stare tra la gente e di cogliere il sentimento del territorio, sia essa nuova o con esperienza sulle spalle, sia la vera chiave di questa elezione. Brugnaro è risultato molto più “veneziano” di un magistrato che ha privilegiato le stanze chiuse del tribunale o di Palazzo Madama, rispetto alle calli e alle isole veneziane»

Cosa deve capire da questo voto Berlusconi?

«Credo che ci sia un dato su cui riflettere perché non possiamo decontestualizzare il voto di ieri con quello del 31 maggio; la tornata elettorale è la stessa. Oggi i partiti devono mettere insieme una proposta politica credibile, una leadership affidabile e una rappresentanza territoriale che sia riconosciuta e apprezzata dai cittadini. Altrimenti, possiamo avere le vittorie di Venezia, Chieti e tante altre città ma possiamo avere anche le percentuali di consenso da prefisso telefonico del Trentino Alto Adige o di tante altre realtà, certamente non soddisfacenti»

In questo ballottaggio l’effetto trainante di Salvini sembra non essere stato determinante. Significa che il centrodestra vince anche senza il salvinismo?

«L’esito dei ballottaggi è anche e soprattutto la dimostrazione che laddove al ballottaggio il centrodestra va compatto con una proposta credibile, non teme la disaffezione alle urne del nostro elettorato, storicamente meno pronto a tornare al voto dopo quindici giorni dal primo turno; e questo avviene con o senza Salvini. Qui si tratta di una vittoria comunale, territoriale; quindi hanno vinto le classi dirigenti locali»

E a Salvini che dice il centrodestra riparte dalla Lega cosa risponde?

«Mi pare che la Lega non fosse presente a Matera; non fosse presente al ballottaggio a Chieti; non fosse presente in tanti altri Comuni del Centro-Sud dove pure si è vinto e si è vinto bene. Io credo che il centrodestra debba ripartire dalla coesione di tutte le sue forze e da valori condivisi su cui dobbiamo tornare a esprimere una posizione univoca e unanime: in questo Salvini è stato forse precursore, specie sul dramma dell’immigrazione che ritengo abbia pagato anche in termini elettorali. Ma su altri temi, penso al corteo del Gay Pride, con il sindaco Marino in testa…».

In che senso?

«Evidentemente il sindaco di Roma ha altro a cui pensare… Ecco: io dico che su queste tematiche, sui temi etici, forse il centrodestra deve tornare a essere unito e a dare una risposta. Sabato prossimo c’è la risposta alla manifestazione “mariniana”, ovvero l’iniziativa in difesa della famiglia tradizionale che deve essere una risposta anche sui valori che il centrodestra deve intestarsi, perché su questi temi continuiamo a incrociare la maggioranza del consenso degli italiani»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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