Pensioni: Ape estesa anche agli statali, solo l’art.18 è intoccabile?

15 giugno 2016 ore 9:41, Luca Lippi
Gli esperti di Palazzo Chigi, guidati dal sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini, stanno lavorando all’uscita flessibile dal lavoro, e stanno preparando una norma per concedere l’Ape anche nella Pa.
Torna d’attualità l’Ape, la nuova pensione anticipata (l’acronimo sta peranticipo pensionistico) che dovrebbe partire con la prossima legge di stabilità: dopo aver definito i dettagli generali dell’istituto (63 anni e 11 mesi, 20 anni di contributi, anticipo di massimo 3 anni dalla pensione, assegno non inferiore a 1,5 volte quello sociale, applicazione di penalizzazioni graduate in base all’ammontare della futura pensione ed applicata solo alla quota calcolata con il sistema retributivo), ora il Governo pensa di estendere il beneficio anche ai dipendenti pubblici.


Al momento è solo un’ipotesi ma già che se ne parla è ad alta probabilità di accoglimento. L’impegno economico per le casse dello Stato sarà non superiore ai 500-600 milioni includendo anche i dipendenti pubblici nel nuovo meccanismo sull’Anticipo pensionistico.
La riforma prevede anche il ricorso alla “Rita”, la Rendita integrativa temporanea anticipata destinata a consentire al lavoratore “over 63”, che abbia aderito alla previdenza complementare e sia intenzionato a utilizzare la flessibilità-pensioni, la possibilità di incassare parte della pensione integrativa per ridurre l’impatto dell’Ape con il “vantaggio” di ridurre (anche dimezzare) il “prestito” bancario necessario per usufruire dell’assegno previdenziale anticipato.
L’estensione dell’Ape agli statali è sicuramente vantaggiosa per garantire il ricambio generazionale, oppure per sfoltire la spesa pubblica, o ancora per aumentare entrate alle banche e alle assicurazioni (fate voi), resta però il nodo da sciogliere delle “penalizzazioni”: la diversa decurtazione dell’assegno anticipato degli “over 63” a seconda della categoria di appartenenza (disoccupati di lungo corso, lavoratori interessati da processi di ristrutturazione aziendale e uscite volontarie). Si ipotizza una decurtazione media dell’assegno pari a 3-4%, a partire da un minimo dell’1% a un massimo dell’8%.
L’Ape si finanzierà soprattutto grazie al meccanismo del “prestito” garantito dalle banche (sotto forma di cessione di prestito individuale) con un’assicurazione sui rischi collegati al processo di restituzione e senza un’esplicita garanzia pubblica.
Una volta percepito l’assegno anticipato scatteranno le detrazioni fiscali: saranno maggiori per chi ha redditi bassi e per i disoccupati di lungo corso in condizione disagiata. Il che porterà quasi all’azzeramento delle penalizzazioni (ossia neutralizzerà la decurtazione dell’assegno anticipato).
Una domanda sorge spontanea però, l’articolo 18 non va bene per gli impiegati statali invece l’Ape si?

autore / Luca Lippi
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