In pensione col prestito: Berlusconi bloccò le banche 17anni fa

15 giugno 2016 ore 12:28, Luca Lippi
Il problema è grande, bisogna trovare una soluzione a tutti i costi e soprattutto prima del ballottaggio per le comunali; non c’è tempo da perdere, e allora quale strategia migliore se non quella di andare a rispolverare una proposta dei “soliti noti” già rifiutata a suo tempo (circa 17 anni fa) dal cattivone di turno (Silvio Berlusconi)? Il primo governo Berlusconi andò in crisi su questo argomento scontrandosi con la Lega di Bossi. La coalizione Bossi Berlusconi entrò in crisi proprio sull'argomento pensioni (stessa cosa accadde al governo Prodi), nella ricerca della soluzione politica non si trovarono ricette e Bossi staccò la spina a Berlusconi. All'epoca corsero in soccorso di Berlusconi le banche, proponendosi come garanti sostenendo i costi di una riforma, ma Berlusconi rifiutando l'aiuto determinato a cercare un accordo politico senza compromessi, dunque preferì tornare alle urne.
Bisogna mandare in pensione i nati fra il 1951 e il 1953 spendendo solo 600 milioni.
Una brevissima premessa perché è giusto spolverare la memoria: i 600 milioni saranno prelevati dall’Inps giacché dispone dei soldi delle partite Iva unici ad avere sempre versato puntualmente al contrario dello Stato che risulterebbe il primo evasore contributivo. Secondo stime attendibili (ma non ufficiali) il datore di lavoro di oltre 3 milioni di persone avrebbe mancato di versare circa 30 miliardi di contributi. Risultato? Un buco enorme nell’Inpdap che poi è stato scaricato sull’Inps con un’operazione di fusione alquanto discutibile. Non ha versato all’Inpdap i contributi previdenziali dei suoi dipendenti (Mastropasqua all’epoca scrisse al Governo “Valutare un intervento dello Stato per coprire i deficit dell’ex Inpdap, altrimenti le passività aumenteranno”). 
Nel 2015 lo Stato avrebbe dovuto sborsare 100 miliardi per ripianare l’ammanco dell’istituto. Prendendoli da pensionati e contribuenti ovviamente, e invece continua prelevare soldi per operare manovre complicatissime per risolvere il problema di un buco che non è dei contribuenti, ma che i contribuenti dovranno pagare.

In pensione col prestito: Berlusconi bloccò le banche 17anni fa

Ecco la “soluzione” trovata da Poletti e Nannicini: lo stato continua a non tirare fuori un centesimo, farà pagare agli aspiranti pensionati il 15% sulla futura pensione in comode rate ventennali (un mutuo in sostanza) e anche gli interessi ovviamente. I 600 milioni che lo stato dovrebbe sborsare sarebbero dedicati a sottoscrivere polizze di premorienza che nel previsto ventennio dovessero passare a miglior vita.
Problematica: non è nuovo il fatto che le assicurazioni non vanno ad “accollarsi” un rischio così elevato senza il trucco. Provate voi a fare una polizza caso morte a 75 anni e vedete quanto vi costa. Le assicurazioni non pagheranno alle banche che avranno concesso il mutuo, e il debito ricadrà sugli eredi che accettando l’eredità si accollano anche il debito del de cuius! 
Tutto per arrivare ad ottenere cosa? Una sorta di compromesso fra governo e sindacati, un alleggerimento della riforma Fornero, evitare  di fare infuriare Bruxelles che pretende 80 miliardi di risparmi entro il 2021 e nello stesso tempo “disegnare” sul muro la famosa finestra d’uscita alle classi ’51 – ’53, la finestra più costosa del secolo.
Ma non finisce mica qui! La Camusso ha detto: “è un bene che non si parli più di penalizzazioni per chi anticipi l’uscita dal lavoro ma di rate di ammortamento”, ma non ha perso l’occasione di sottolineare che “è ancora troppo poco”. E chi paga?
Il meccanismo: è una fase sperimentale dice Nannicini, e già questo preoccupa, al momento si accede con un assegno Inps, le banche ci metteranno i capitali (10 miliardi in tre anni), le assicurazioni (che sono sempre le banche) coprono il rischio. Il pensionato riceverà l’anticipo finanziario della pensione netta che riceverebbe alla vecchiaia impegnandosi “direttamente” al pagamento di una rata di ammortamento per 20 anni, comprensiva della polizza assicurativa (quindi non la paga lo stato) quindi sparisce il termine “penalizzazione” e appare quello di “ammortamento”, anche la forma è importante.
Aspetti tecnici: il meccanismo di detrazione fiscale del capitale anticipato deve essere ancora individuato. Cassaintegrati, esodati, disoccupati e licenziati godranno di una detrazione  che abbatterà i costi della ppolizza e degli interessi bancari per il mutuo (ma non doveva pagare lo stato?). più sale il reddito e si riduce la necessità del pensionamento e più sarà onerosa la penalizzazione crescente. D
Domanda: quanti potranno permettersi il taglio di una cospicua fetta di pensione  (dal 3 fino al 15%) in forma permanente? Un fallimento annunciato dell’Ape al momento.
Nannicini avrebbe detto che il costo dell’operazione non sarà di 10 miliardi (forse la verità emergerà dopo il ballottaggio o dopo il referendum), e noi siamo d’accordo, fin qui paga solo il pensionato e gli eredi.  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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