Banche Abi, aumentano le sofferenze: 84 mld ad aprile + 2% su base annua

15 giugno 2016 ore 12:29, Luca Lippi
Il rapporto mensile dell'Associazione Bancaria Italiana (ABI) spiega come le sofferenze nette (al netto cioè delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse) a fine aprile 2016 sono pari a 84 miliardi di euro rispetto a 83,1 miliardi di marzo. Dunque la notizia è che le sofferenze, seppure lievemente aumentano.
Il problema non è tanto l’aumento lieve delle sofferenze, quanto il fatto che il dato segnala o l’impossibilità dei creditori di riprendersi, oppure, al netto delle posizioni mandate a pardite, che se ne siano emerse delle nuove. In conclusione i redditi di imprese e cittadini soffrono, e il dato contrasta con le stime di ripresa dell’economia, oppure il dato vecchio sulle sofferenze bancarie era non in linea con la situazione reale.
Rispetto allo stesso mese del 2015 sono aumentate di circa 1,7 miliardi (+2% annuo, seppur in decelerazione rispetto al +5,3% di fine 2015). Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,67% ad aprile contro il 4,58% di marzo 2015 e il 4,93% di fine 2015. Era lo 0,86% prima dell'inizio della crisi. I depositi aumentano a fine maggio 2016, di quasi 45 miliardi di euro rispetto all'anno precedente (su base annua, +3,5%; +5,2% ad aprile e +3,7% a marzo), mentre si conferma la diminuzione, sempre su base annua, della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, (a maggio 2016: -15,4%, segnando una diminuzione su base annua in valore assoluto di 63,7 miliardi di euro).

Banche Abi, aumentano le sofferenze: 84 mld ad aprile + 2% su base annua

A maggio 2016, l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia a 1.817,6 miliardi di euro è nettamente superiore, di oltre 138 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.679,4 miliardi di euro. A maggio 2016 è risultata positiva la variazione annua, +0,3%, del totale prestiti all'economia (che include le famiglie, le imprese e la pubblica amministrazione). 
Sempre a maggio 2016 il totale dei finanziamenti in essere a famiglie e imprese ha presentato una variazione prossima allo zero, pari a -0,04% nei confronti di maggio 2015, migliorativa rispetto al -0,5% registrata il mese precedente e assai migliore rispetto al -4,5% di novembre 2013, quando aveva raggiunto il picco negativo ed è ritornato sui valori di aprile 2012. 
L'andamento della raccolta complessiva (depositi da clientela residente + obbligazioni) registra a maggio 2016 una variazione, sempre su base annua, di -1,1%. Dalla fine del 2007, prima dell'inizio della crisi, ad oggi la raccolta da clientela è passata da 1.513 a 1.679,4 miliardi di euro, segnando un aumento (in valore assoluto) di circa 167 miliardi. 
A maggio 2016 il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) in Italia si è collocato all'1,08% (1,09% il mese precedente; 2,89% a fine 2007). Il tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito) si è attestato allo 0,46% (0,47% il mese precedente), quello sui Pct (Pronti contro termine) a 0,91% (0,99% il mese precedente). Il rendimento delle obbligazioni è risultato pari al 2,90%, 2,90% anche il mese precedente. 
Lo spread fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a maggio 2016 è risultato pari a 204 punti base (207 punti base il mese precedente). Prima dell'inizio della crisi finanziaria tale spread superava i 300 punti (329 punti % a fine 2007).
In conclusione, calcolando che la crisi ha avuto il suo picco fra il 2013 e il 2015 (la chiusura del più alto numero di aziende), dai dati forniti dall’Abi sembrerebbe che la situazione sia divenuta strutturale, ovviamente non si intravede alcun segnale di nuove aperture e quindi finanziamento di capitale di rischio, le banche sembrerebbero totalmente depotenziate, e forse il problema non risiede negli istituti di credito ma nell’impianto economico delle politiche di governo che non utilizzano risorse per ricostruire ma per finanziare debiti.

autore / Luca Lippi
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