Caso kazako. La spy story di Casalpalocco e alcune domande (im)pertinenti

15 luglio 2013 ore 10:24, intelligo
Caso kazako. La spy story di Casalpalocco e alcune domande (im)pertinenti
di Andrea Marcigliano Della vicenda di Alma Shalabayeva, la cittadina kazaka espulsa dall’Italia perché sotto falsa identità – espulsione, poi, clamorosamente revocata dal Governo – nel nostro piccolo ci siamo occupati fra i primi, già subito a ridosso della vicenda accaduta a fine Maggio. Poi, però, ci siamo, per giorni e giorni, sentiti raccontare dai maggiori quotidiani italiani e da tutte le testate televisive, una storia completamente diversa. Stravolta al punto che un fatterello di cronaca è divenuto una vera  propria spy story, e sembra avere addirittura aperto una sorta di crisi nella maggioranza di governo. Che, per inciso, di problemi in questo momento ne ha ben altri... Comunque, ci siamo sentiti raccontare la storia di un esule, dissidente, perseguitato politico kazako, Mukhtar Ablyazov, marito della Shalabayeva con tono drammatici e commossi, anche da chi, in passato, mai si era particolarmente emozionato per i destini di altri dissidenti, quelli dell’era sovietica come il Premio Nobel Alexander Solzenicyn, che si erano fatti anni ed anni di Gulag in Siberia nel più totale silenzio dei nostri grandi Media. O, venendo ai nostri giorni, che mai hanno speso un rigo o una parolasu quanto avviene in Cina ed in Tibet in particolare... e non si fa riferimento solo ai giornalisti, ma anche, e soprattutto, a certi esponenti politici dall’acuta sensibilità per i diritti umani evidentemente intermittente. Ci siamo sentiti raccontare un’incredibile o quasi storia di spionaggio internazionale, con il “povero” Ablyazov costretto a fuggire con la famiglia dall’esilio inglese perché Scotland Yard (sic!) lo avrebbe avvertito di non poter garantire la sua incolumità dai sicari kazaki. E che a Casalpalocco sarebbe riuscito a stento a fuggire al raid di forze di sicurezza italiane in borghese – abbandonando, però, moglie e figlioletta – dopo che, però, il suo rifugio era stato scoperto da una non meglio precisata agenzia di intelligence privata (sic!) israeliana (sic! sic!) : Quanto alla signora Shalabayeva è stata data in carcere, torturata, la figlioletta addirittura in procinto di essere rinchiusa in orfanotrofio...mentre, per inciso, risultano entrambe ospiti dei genitori di lei nella (lussuosa) villa di famiglia di Almaty, libere di girare, ma non di lasciare il Kazakhstan sino ad accertamento della vexata quaestio del passaporto. Che all’inizio risultava – per la magistratura – falso, pi è stato detto che era un autentico passaporto diplomatico della Repubblica del Centro Africa, ma con un altro nome (che, a quanto, risulta, è un reato) e che la signora in questione aveva anche due passaporti kazaki, ma non gli ha esibiti pensando che le forze dell’ordine italiane fossero, in realtà, emissari della Mafia (sic!!!)... ed è stato anche aggiunto che la Signora era in Italia da Settembre , ma non aveva chiesto asilo politico perché temeva per la sua vita....poi, per sovramercato, ci hanno anche raccontato che era in procinto di essere nominata Console Onorario del Burundi in Italia (sic!!!!). A questo punto alcune domande ci paiono d’obbligo. Come mai tutta la stampa ed i media televisivi italiani – con l’eccezione, vistosa, del documentato articolo di Fausto Biloslavo su “Il Giornale” di Domenica e dei dubbi espressi in un corsivo sul Corriere da Sergio Romano – ci ha raccontato la stessa storia, nell’ottica del solo Ablyazov, senza contraddittorio alcuno? Come mai è stata ignorata la stampa inglese, “Indipendent” in testa, che definisce Ablyazov, “cinico e subdolo boss bancario kazako”, e Radio Free Europe che lo chiama “oligarca finanziario”? Perché si continua a glissare sul fatto che è ricercato dall’Interpol per truffa, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita (7 miliardi di dollari), con condanne non solo in patria, ma anche in Ucraina e Russia, dove era inizialmente riparato? perché si finge di ignorare che ha dovuto lasciare in fretta e furia il dorato esilio inglese perché condannato da una corte britannica per reati finanziari? E, ancora, perché la sua storia ci è stata, in questi giorni, raccontata da testate e televisioni diverse, ma (quasi) con le stesse identiche parole, manco fossero il prodotto della stessa “mente”? E prescindendo, poi, dalle questioni afferenti l’espulsione della signora Shalabayeva e della figlia – dove, sinceramente, con tutto questo tira e molla, una gran bella figura noi italiani proprio non abbiamo fatto e giusto, a questo punto, è fare chiarezza – perché quasi nessuno si chiede cosa potrebbe costarci una crisi diplomatica ed un raffreddamento dei rapporti fra Roma ed Astana? Già, perché l’Italia è il terzo partner commerciale del Kazakhstan, dopo Russia e Cina; soprattutto il primo per esportazioni di tecnologie, macchine industriali, know how, robotica, agroalimentare, moda....Un volume di affari enorme, che non coinvolge solo i grandi gruppi – ENI, Enel, Finmeccanica... – ma una miriade di aziende piccole e medie soprattutto del Nord Italia, che sino ad ora hanno goduto di un rapporto privilegiato – vi è anche, sul Caspio, una zona franca per gli investitori italiani – tessuto in vent’anni, con politica bipartisan, tanto dai governi Berlusconi, quanto da quelli di Prodi, D’Alema e, buon ultimo, Mario Monti. Un rapporto da cui dipendono miliardi di gettito e decine di migliaia di posti di lavoro nel nostro paese... Ultimissima domanda: chi potrebbe essere interessato a sottrarci – come già avvenuto recentemente in Libia – questa “fetta della torta”? A proposito: dicono, che fuggito dall’Inghilterra, Ablyazov sia riparato a Parigi. Dove ha amici potenti, nel mondo della finanza e dell’informazione...
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]