Chi uccise Falcone? Ve lo dice un Grillo senza limiti, anzi con la Limiti

15 luglio 2013 ore 16:58, Marta Moriconi
Chi uccise Falcone? Ve lo dice un Grillo senza limiti, anzi con la Limiti
Strategia della tensione mai finita per Grillo. "La strategia della tensione non appartiene a una lontana fase storica del nostro Paese, ma non ha mai abbandonato l'Italia". L’ intervento è della giornalista Stefania Limiti, ma il post l’ha pubblicato Grillo sul suo sito. A Giovanni Falcone non è dato neanche di riposare in pace. E’ stato, infatti, per giorni al centro delle polemiche Fabrizio Miccoli, calciatore che in lacrime si è difeso per le frasi choc su Falcone: parlava con il figlio del boss della Kalsa di “quel fango di Falcone”. Il giocatore ha chiesto scusa, ha replicato “sono un calciatore, non un mafioso" e la polemica che ha avuto ad oggetto l’ex magistrato ucciso dalla mafia è così finita, non senza strascichi. E ora la Limiti, ha deciso di riaprire quella pagina triste della storia italiana e di esporre la sua tesi. Scrive: “Alla luce di questa analisi (la strategia della tensione mai finita), dobbiamo leggere tutti i fatti di sangue, anche l' eversione politica, che hanno segnato la Storia del nostro Paese, che hanno determinato sempre le caratteristiche dei gruppi dirigenti, le scelte fondamentali . Anche la strage di Capaci rientra a pieno titolo all'interno di un episodio di strategia della tensione. Dobbiamo iniziare a pensare che quella dinamica che oggi conosciamo bene è stata inaugurata con Portella delle Ginestre, dove c'era da una parte la mano del bandito Giuliano e dall'altra la mano di militari esperti della Decima Mas''. Insomma niente di più adatto al blog di Grillo: doppi giochi, doppi livelli, piani eversivi… La giornalista si occupa di misteri d’Italia e ne svela alcuni, che alzeranno il dibattito ora e di cui riportiamo il punto centrale: “Falcone era un uomo che sapeva moltissime cose, sapeva troppo, e lui sapeva di sapere troppo e molti, tutti, sapevano che lui era un concentrato di informazioni che lo rendevano un personaggio pericoloso per alcuni ambienti. Sappiamo che Falcone era intenzionato a capire molte altre cose oltre a quello che già aveva avuto modo di scoprire attraverso le sue indagini, sappiamo che voleva mettere le mani sulla mafia che si trovava a Milano, quindi voleva andare a capire che fine avessero fatto gli ingenti capitali che erano sparsi nella disponibilità della mafia dei Bontade, che era stata nella guerra della fine anni 70 la mafia perdente, ma tutti quegli ingenti flussi di denaro che erano passati anche attraverso una piccola banca di Milano, la banca Rasini, come fece notare Michele Sindona, l'uomo che più di tutti organizzò il riciclaggio di quei capitali, Falcone chiedeva dove sono finiti? Nelle disponibilità di chi? Aveva intuito il ruolo delle strutture occulte, voleva indagare su Gladio, incontrò molti ostacoli, voleva indagare e capire i soldi che si trovavano nel famoso conto in Svizzera a chi appartenessero e che cosa servissero. Falcone aveva capito trame oscure che legavano molti casi italiani, l'intreccio tra criminalità e le azioni massoneria, aveva le chiavi di accesso a molti misteri. E quindi in qualche modo anche per lui si può dire, come Imposimato e Provvisionato hanno detto di Moro, “Falcone doveva morire”. Erano tutti quelli che non volevano che queste importanti informazioni venissero utilizzate da Falcone, nomi e cognomi non si sanno, ma credo che noi presto avremo delle importanti novità investigative”.
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