I pesci grassi messicani ci diranno come curare l'obesità

15 luglio 2015, Marta Moriconi
I pesci grassi messicani ci diranno come curare l'obesità
Contro l'obesità funziona la strategia  dei pesci grassi diffusi nelle acque delle caverne messicane. Ne sono convinti i ricercatori dell'Harvard Medical School di Boston.

Obesi sì, ma solo a tempo. Sono capaci, infatti, di mangiare fino all'impossibile e poi di digiunare anche per mesi. Il loro metabolismo così infatti si rallenta, e addio effetto "yo-yo".

Lo studio si è incentrato sull'evoluzione del gene dell'abbuffata, quello che da un appetito sfrenato negli obesi. 

E sulla rivista Pnas è stata pubblicata la svolta dei genetisti americani. Messa la muta si sono calati nelle buie acque delle caverne del Messico nordorientale a vedere da vicino questi famosi pesci grassi Astyanax mexicanus, "campioni di evoluzione".

Esternamente non hanno gli occhi per via del buio delle acque che abitano, e la pigmentazione della pelle è brutta e scura. Per affrontare poi lunghe "carestie" anche il loro metabolismo si è adattato.

Sono capaci, infatti, di immagazzinare trigliceridi "di scorta" in gran quantità riducendo al minimo perdita di peso. Ma questo solo quando "fanno la fame". 

Risultano infatti in buona salute e felici così, e addirittura più grassi dei loro simili.

La causa? Un gene mutato, o meglio diverse mutazioni del gene MC4R, un processore dell'anoressia acceso e spento da due ormoni, l'insulina e la leptina. Questi geni scatenano una fame compulsiva che gli serve per sopravvivere. Forse lo stesso meccanismoalla base della nostra obesità ormai trattata come la malattia del secolo?
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