Casalesi, non erano "lavori di somma urgenza": il lavoro dell'antimafia

15 luglio 2015, Americo Mascarucci
Casalesi, non erano 'lavori di somma urgenza': il lavoro dell'antimafia
Mafia e politica, un binomio tristemente vincente, quanto purtroppo inquietante che ogni tanto riemerge e mette in luce presunte collusioni e connivenze nei fatti combattute soltanto a parole. Sembrerebbe essere questa la chiave di lettura dietro  le ordinanze di custodia cautelare eseguite a Caserta dai carabinieri del Ros nei confronti di presunti componenti e favoreggiatori della fazione Zagaria del clan dei Casalesi. I provvedimenti sono stati richiesti dalla DDA di Napoli e vedono coinvolti politici, imprenditori ed amministratori locali. 

C'è anche il parlamentare di Forza Italia Carlo Sarro per il quale il GIP del Tribunale di Napoli ha indirizzato alla Camera una richiesta di autorizzazione a procedere accogliendo la richiesta della Procura di Napoli.

Oltre a imprenditori e funzionari pubblici, nella misura cautelare firmata dal Gip anche nomi di politici e amministratori: e il caso di Sarro, ma anche dell'ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio, e dell’ex consigliere regionaleTommaso Barbato. Inchiesta coordinata dal pool anticamorra guidato dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dai Pm Maurizio Giordano, Catello Maresca, Cesare Sirignano e dall'attuale consigliere CSM Antonello Ardituro. 

Secondo l’ipotesi accusatoria degli inquirenti i lavori per la rete idrica dell'acquedotto campano sarebbero stati gestiti in un regime di somma urgenza, cioè con il ricorso a procedure negoziate e bypassando le gare ad evidenza pubblica con il chiaro intento di favorire aziende legate alla camorra e uomini politici ad essa collegati. L'accusa principale è quella di corruzione.

Un primo capitolo di accusa nei confronti dell’onorevole forzista Sarro riguarderebbe l'aggiudicazione di una gara di appalto nell'area sarnese-vesuviana. Qui Sarro è accusato di turbativa d'asta, aggravata dall'aver agevolato il clan Zagaria favorendo un'impresa collegata.

Barbato è sotto inchiesta per il suo ruolo di consigliere regionale in quota Udeur e ovviamente anche di senatore della Repubblica. Nei suoi confronti l'accusa è di associazione per delinquere avendo, secondo i pm, svolto un ruolo determinante nel favorire imprenditori del calibro di Luciano Licenza, Giuseppe Fontana, Francesco Martino, Vincenzo Pellegrino e Bartolomeo Piccolo offrendo loro appalti in regime di somma urgenza.

Altra posizione delicata quella di Pio Del Gaudio che avrebbe ricevuto un finanziamento illecito di 30mila euro per la campagna elettorale a sindaco di Caserta

Naturalmente si tratta di ipotesi accusatorie che dovranno essere poi dimostrate nei fatti. Quindi presunzione d’innocenza per tutti anche perché i difensori degli indagati si sono già messi all’opera convinti di smontare l’intero impianto accusatorio, ad iniziare dai legali di Sarro il soggetto più in vista nell’inchiesta. 

Naturalmente fare chiarezza e accertare la sussistenza o meno dei reati spetta alla magistratura, e nulla in certi caso può essere dato per scontato. 

Il lavoro degli inquirenti è impeccabile ma poi in sede processuale sono le prove quelle che contano. 

Ad ogni modo, indipendentemente dalla concretezza o meno dei reati ipotizzati appare sempre più evidente quanto sia difficile in certi contesti, come appunto il Casertano, riuscire a non superare quel limite invalicabile che, sempre più spesso si fa sottile fra il lecito e l’illecito. Insomma il sospetto che dietro una gara ci sia sempre il tentativo più o meno occulto di favorire la mafia sta sempre in agguato così come quello di una continuità quasi naturale fra politica e criminalità organizzata nonostante l’impegno e il sacrificio di don Peppino Diana e lo sviluppo di quella coscienza civica che nel corso degli ultimi venti anni ha comunque consentito di cambiare molte cose e di superare una certa tacita accettazione del dominio dei Casalesi

 Che poi queste collusioni esistano realmente è tutto da dimostrare. 


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