Addio Willer Bordon: storiche le dimissioni contro "la cattiva politica"

15 luglio 2015, Americo Mascarucci
Se ne è andato in punta di piedi, allo stesso modo in cui era uscito dalla politica attiva. L’ex ministro Willer Bordon è morto a Trieste all’età di 66 anni dopo una lunga malattia. 

Era nato a Muggia, paese di cui è stato sindaco per dieci anni, nel 1949. 

Addio Willer Bordon: storiche le dimissioni contro 'la cattiva politica'
Entrò in Parlamento per la prima volta nel 1987 con il Partito Comunista Italiano, ma ebbe contemporaneamente anche la tessera del Partito Radicale di cui condivideva le battaglie sui diritti civili. In seguito alla scissione della Bolognina si iscrisse al Partito Democratico della Sinistra ma ne uscì per seguire Mario Segni nell’avventura referendaria dando vita ad Alleanza Democratica. Successivamente con il disfacimento dell’esperienza di Segni, Bordon rimase nel centro sinistra aderendo all’Ulivo e ricoprendo incarichi di governo con il centro-sinistra; sottosegretario ai Beni Culturali nel Governo Prodi uno, ministro dei Lavori Pubblici nel D’Alema uno e ministro dell’Ambiente nel successivo governo Amato. In seguito è rimasto nell’alveo del centro sinistra; provò ad aderire all’Italia dei Valori ma non si trovò in armonia con Di Pietro e così prima tentò l’avventura con i Democratici (il famoso Asinello) insieme a Francesco Rutelli e poi passò alla Margherita. 

Si oppose all’ingresso della Margherita nel Partito Democratico che considerò sempre un contenitore vuoto di idee e di valori e si unì a Lamberto Dini nei Liberaldemocratici. L’ultimo ricordo è legato alla puntata di Crozza Italia del 25 novembre 2007 su La7 dove promise che il 16 gennaio del 2008, giorno del suo compleanno si sarebbe dimesso da senatore. 

In effetti quel giorno presentò le dimissioni al presidente del Senato Franco Marini con le seguenti motivazioni: “Il mio non è un atto di rassegnazione, né tantomeno un gesto aventiniano, ma un atto forte di testimonianza di chi sente il dovere di difendere le istituzioni dalla deriva di sfiducia che investe la politica. Così non si può più andare avanti: siamo giunti al punto di rottura [...] un sistema di rendite, spesso difese da prassi consolidate, connotate dal privilegio quando non dall'illegalità. C'è un vuoto di credibilità di un intero gruppo dirigente. I privilegi vengono considerati insopportabili perché incardinati in un ceto politico che si giudica inefficiente.] ». 

Un uomo che è stato sempre guardato con rispetto e stima dai suoi colleghi, amici ed avversari, per la serietà e l’impegno politico ma anche per la sua capacità di dialogare con tutti, senza preclusioni o chiusure di carattere ideologico. Un politico che ha sempre creduto in ciò che faceva e per il quale forse la politica, o meglio l’antipolitica animata dalla cattiva politica, era diventato un piatto troppo indigesto.
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