Come la stampa greca svela il golpe... dei greci

15 luglio 2015, intelligo
di Anna Paratore

Come la stampa greca svela il golpe... dei greci
Una piccola nazione poco industrializzata, travolta da una crisi che l’ha condotta sul baratro e un leader che appare in difficoltà, e che deve varare nell’arco di tre giorni riforme per cui non basterebbe una legislatura ed evitare, così, quella che molti ritengono possa essere la fine della sua nazione. Cosa ne pensano i media locali? Abbiamo già visto come prima del famoso – ma forse a questo punto sarebbe meglio dire famigerato – referendum, più o meno tutti i media greci erano schierati a favore del sì. Ha vinto il no, ma non ha significato nulla, anzi. E ora? Scrive Kathimerini – quotidiano greco stampato dal lontano 1919 – in un editoriale durissimo intitolato “Con quale diritto?” che invece di criticare Tsipras, il primo ministro che si è limitato a rispettare il mandato ricevuto dagli elettori, bisognerebbe puntare il dito sui funzionari governativi che, sempre secondo il quotidiano, avevano un programma segreto per portare la Grecia fuori dalla zona euro. Perché, si chiede Kathimerini, questi signori non hanno parlato apertamente prima delle elezioni dello scorso gennaio o almeno prima del referendum? 

E con quale diritto si sentono legittimati a immaginare una doppia moneta per la Grecia? 

“C’è bisogno di risposte, per ragioni storiche e non solo”, termina l’editoriale, lasciando nel lettore l’ambigua impressione di misteriosi cospiratori che tifano per il disastro. Sempre su Kathimerini c’è poi un interessante articolo di Alexis Papaneras, tra le maggiori firme del quotidiano, che racconta di “due grandi pericoli che attenderebbero la nazione. Da una parte l’ormai radicata mancanza di fiducia dei paesi UE nei confronti della Grecia, una sorta di sentimento “anti-greco” che negli ultimi tempi avrebbe preso piede in buona parte del vecchio continente e, contemporaneamente, un antieuropeismo che si è invece impossessato della società greca. “Davanti a noi”, scrive Papaneras, “abbiamo momenti difficili, di grande complessità operativa e per quanto si vuole sperare che tutto evolva nello scenario migliore, tante cose non funzioneranno”. Un allarme seguito da un incitamento di farcela, e alcuni pensieri rivolti proprio al primo ministro, a cui si chiede coraggio, e di smetterla con i discorsi ricattatori con cui è destinato a non convincere nessuno. Insomma, nell’insieme molte esortazioni, speranze, buoni sentimenti, ma di fondo una posizione che sembra quella di chi resta alla finestra a guardare, preferendo non prendere posizioni precise in un momento tanto delicato. 

 TaNea, altro quotidiano greco di primaria importanza che ha visto la sua prima uscita nel 1931, manda segnali abbastanza tranquillizzanti soprattutto se consideriamo la situazione reale. Un articolo annuncia la prossima riapertura delle banche non appena gli accordi riceveranno l’okay dei parlamentari dell’eurozona. Nel corpo dell’articolo, addirittura si arriva a sostenere che l’austerità pretesa da questi accordi è inferiore rispetto a quella richiesta prima del referendum. Sostanzialmente, meno sacrifici. Una bugia a fin di bene per una popolazione già stremata che si prepara a versare ancora lacrime e sangue, o l’inganno dei giornalisti che dovrebbero essere sempre e comunque paladini della verità? Oppure, ancora, una realtà che nessuno immagina, e che Tsipras riuscirà a concretizzare come un mago provetto all’ultimo minuto, visto che già si parla di evitare ogni intervento sulle pensioni? Su TaNea c’è anche un’intervista a Martin Shulz, dove il presidente del parlamento europeo afferma già nel titolo: “Solo Tsipras in questa fase può essere in grado di condurre in porto le riforme”. Ma insieme agli incoraggiamenti che si leggono, c’è anche una pesante stoccata: due settimane fa mettere in campo queste riforme sarebbe stato più semplice e forse anche meno oneroso. Il che, alla luce dei fatti, è purtroppo anche vero. C’è poi To Vima, un settimanale molto letto nel paese. Sulla prima pagina in rete – il cartaceo era in edicola domenica, e quindi oggi sarebbe superato dagli avvenimenti – c’è un articolo a firma George Malouchos il cui titolo lascia pensare: “14 luglio: la celebrazione della Francia è ora anche la nostra festa!”, riferito ovviamente all’anniversario della presa della Bastiglia e quindi alla rivoluzione francese. Nel corpo dell’articolo, con un punto di vista assolutamente illuminista e giacobino, si parla della commemorazione di un giorno che non solo ha cambiato la stessa Francia, ma ha ridefinito l’intero mondo occidentale e che, secondo l’autore, si dimostra ancora oggi come una sorta di “bussola” per seguire la giusta direzione. Poche righe dopo appare chiaro il perché di tanta ammirazione: grazie al presidente Hollande, dice il commentatore, senza il suo intervento, la Grecia sarebbe stata cancellata dalla furia tedesca. C’è un piccolo accenno anche a qualche azione portata avanti dagli Stati Uniti e dall’Italia ma, si ribadisce, il merito vero va tutto alla Francia che dunque avrebbe salvato la Grecia “dall’inferno preparato da Berlino”. 

Più che da un commentatore politico, l’articolo in questione sembra scritto da Sofocle, con tanto di Tsipras e Hollande “eroi problematici”. In fondo chi se non i greci furono i precursori di tutte le tragedie piene di enfasi e drammi?
autore / intelligo
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