È lunga la crisi greca e prevede colpi di scena

15 luglio 2015, Luca Lippi
È lunga la crisi greca e prevede colpi di scena
Messe da parte tutte le considerazioni “romantiche” della vicenda greca (facciamo riferimento al referendum e al pellegrinaggio in terra ellenica de esponenti politici senza seguito in patria, in eterna campagna elettorale), rimane da tratteggiare la nuova linea di partenza riguardo l’evoluzione immediata delle notti di Bruxelles.

Germania e alleati nordici (Olanda, Slovacchia, Paesi baltici e Finlandia) hanno imposto condizioni talmente “scorsoie” per riaprire il terzo bail-out della Grecia che a guardare bene sembrano più una costrizione per la Grecia ad abbandonare l’euro (il male minore tutto sommato).

Oggi deve essere approvata una riforma fiscale con inasprimento dell’IVA, una riforma previdenziale con innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni e perfino l’approvazione di un nuovo codice di procedura civile. 

Dato per scontato il fatto che la parola del creditore vale più della volontà popolare (e non avevamo dubbi con buona pace dei romantici), la Democrazia europea è allo stato attuale una chimera, quindi si può affermare senza ombra di smentita che l’UE è ancora nella fase “primordiale” sperando che non scopra il fuoco e la pietra per ragioni non proprio “nobili”.

Certamente la crisi di governo in Grecia è dietro l’angolo, e tanto serve alla Troika per istituire d’imperio un governo tecnico necessario per procedere nel piano di salvataggio. Un altro governo che rivendicherà la paternità di “salvatore del Paese” invece di confessare un accanimento terapeutico che va oltre il fondato dubbio di far apparire il mantenimento in vita al puro scopo di espiantare gli organi.

Aspettiamo il colpo di scena; se in parlamento oggi siede un solo politico che non abbia lasciato il cervello sul comodino di casa, gli basta far presente la situazione del sistema bancario ellenico per non fare avviare nessuna discussione. 

La prolungata chiusura degli istituti di credito procura il blocco dell’attività economica della nazione che rimarrà congelata con ulteriori danni ai “fondamentali” quali il Prodotto Interno Lordo e l’occupazione. In pratica si voterebbe oggi il salvataggio di una situazione che già nelle ultime dodici ore è peggiorata e quindi diversa dall’oggetto della votazione nei numeri. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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