Unioni civili, Ncd si sfila e il M5S non fa regali: Pd in stallo

15 luglio 2015, Americo Mascarucci
Non si placa lo scontro nella maggioranza sul contestato disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. Fra Partito Democratico e Nuovo centrodestra è stallo, ma all’impasse politico rischia di aggiungersi anche quello tecnico. Il ddl infatti contempla fra le novità legislative introdotte, la possibilità di godere della pensione di reversibilità
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anche per le coppie di fatto.
 

Un provvedimento questo che, se approvato, verrebbe ad avere inevitabilmente un aggravio di costi per le casse dello Stato. E’ proprio questo uno dei punti su cui si fonda l’opposizione dell’Ncd con il senatore Maurizio Sacconi che è arrivato addirittura ad ipotizzare un aumento dei costi nell’ordine dei 300 milioni di euro. I ministeri competenti si sono presi quindi un mese di tempo per rilasciare i relativi pareri sulle coperture economiche, pareri che poi andranno ad integrare quello che sarà rilasciato dalla Commissione Bilancio e che una volta esaminato ed approvato dovrà passare all’esame e all’approvazione della Commissione Giustizia. Insomma se ne riparlerà, se tutto andrà bene, in autunno. Appunto, se tutto andrà bene, perché lo scontro politico non sembra affatto destinato a placarsi. 

Nella maggioranza si sta tentando una difficile mediazione affidata a due pontieri, Giorgio Tonini per il Pd e Renato Schifani per l’Ncd. Il problema però è che i centristi contestano l’intero impianto della legge puntando il dito contro l’equiparazione delle coppie di fatto e quelle gay alla famiglia naturale fondata sul matrimonio e ancora di più la possibilità di consentire le adozioni se il bimbo è figlio biologico di uno dei due partner. Ipotesi questa che a detta dell’Ncd potrebbe aprire la strada alla legittimazione dell’utero in affitto. 

Il Nuovo centrodestra avrebbe fatto capire a chiare lettere all’azionista di maggioranza del Governo, cioè il Pd, che se non ci sarà la volontà di ridiscutere il ddl daccapo modificandone l’intera sostanza e soprattutto eliminando qualsiasi possibile equiparazione con la famiglia naturale, i voti degli alfaniani non ci saranno ad eccezione forse di Nunzia De Girolamo, l’unica che sul tema del riconoscimento dei diritti civili si è sempre mostrata aperta e disponibile. La parola d’ordine dell’Ncd è dunque quella di trovare forme giuridiche che consentano il riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto e gay ma nella cornice del codice civile e senza snaturare il concetto di famiglia così come previsto dalla Costituzione. Se l’Ncd punterà i piedi e manterrà il suo no ad un disegno di legge che dalle parti del Pd in pochi si sarebbero detti disponibili a modificare, cosa accadrà? 

Difficile pensare che possa arrivare una scialuppa di salvataggio dalle parti di Forza Italia dove a prevalere pare sia la linea Brunetta- Gasparri; nessuna equiparazione fra coppie di fatto e famiglia naturale e no alle pensioni di reversibilità. Silvio Berlusconi non può permettersi di andare allo scontro con metà del partito sui temi etici, visto che di pezzi ne ha persi già a sufficienza. A questo punto potrebbe diventare decisivo il soccorso del Movimento 5 Stelle già arrivato nei mesi scorsi in Commissione Giustizia, voto che ha creato un problema politico nella maggioranza con l’Ncd che ha criticato l’asse Pd-Grillo. 

Certo, il partito pentastellato avrebbe tutto l’interesse ad assicurare il suo bottino di voti al Pd per approvare il ddl Cirinnà per poi presentarsi di fronte all’opinione pubblica rivendicando il merito di aver consentito i matrimoni gay in Italia. Un palcoscenico che però Renzi non può permettersi di regalare a Grillo e soci. Semmai vuole essere lui, e soltanto lui, ad accaparrarsi i meriti di una riforma attesa da anni in Italia e sempre naufragata di fronte all’opposizione del mondo cattolico. 

Non potrebbe mai dividere la scena con Grillo e ammettere che senza i voti dei 5stelle il ddl non sarebbe passato. Ecco perché Tonini sta cercando faticosamente una mediazione con Schifani per fare in modo che la maggioranza di governo abbia comunque l’autosufficienza per approvare la Cirinnà. 

I voti dell’opposizione, forzista o grillina, saranno comunque ben accetti se non diventeranno indispensabili. Ma la strada è tutta in salita. Anche perché seppure la notizia è destinata ad essere smentita con la stessa irritazione con cui si è negata la cena fra il segretario generale della Cei Nunzio Galantino e la senatrice Cirinnà, pare che all’interno della Cei sia ormai scontro aperto fra i vescovi conservatori, con in testa il presidente Angelo Bagnasco, il vicario di Roma Vallini e l’arcivescovo di Milano Scola, con fedelissimi al seguito e i progressisti, Galantino, Mogavero e Bregantini contrari a che la Chiesa si schieri in difesa della piazza del 20 giugno e torni alla politica del muro contro muro sui temi etici. Altro che discontinuità della Cei rispetto all’epoca Ruini! Presto la voce dei vescovi potrebbe tornare a farsi sentire e pure molto forte, per quanto forte possa essere il tono di voce del cardinale Bagnasco.
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